Brutto momento per il rame. Peggiore trimestre da quasi un anno

I prezzi del rame hanno subito il più grande calo trimestrale da settembre 2022. Hanno pesato e pesano le preoccupazioni per l’economia della Cina, ma non solo…

Per il rame, il trimestre che si conclude oggi è stato decisamente negativo, con cali dei prezzi che non si vedevano da settembre dello scorso anno.

In mattinata, il rame a tre mesi sul London Metal Exchange (LME) è aumentato dello 0,9%, toccando 8.246 dollari per tonnellata. Tuttavia, nonostante questo recupero alimentato dalle speranze che il governo cinese possa stimolare efficacemente l’economia, il panorama generale resta fosco per il metallo rosso (ma anche per gli altri metalli industriali).

Nel breve termine l’ottimismo è svanito

Gli ultimi dati che mostrano un’economia cinese debole e le prospettive di ulteriori rialzi dei tassi negli Stati Uniti, non lasciano spazio all’ottimismo nel breve termine.

I forti dati economici statunitensi hanno fatto crescere il dollaro e fanno pensare che ci saranno ulteriori aumenti dei tassi di interesse. Come noto, un dollaro più forte significa metalli più costosi per chi acquista con altre valute.

Tutte le speranze sono adesso riposte negli aiuti del governo cinese

Ma il fattore che ha maggiormente pesato sulle sorti del rame è certamente la Cina, il più grande consumatore di metalli al mondo. Negli ultimi mesi la crescita economica cinese è rallentata e, adesso, le speranze sono tutte riposte negli stimoli governativi che possano far crescere il consumo delle famiglie e aumentare la domanda.

Il mercato comincia però a temere che queste speranze siano delle illusioni e che i sostegni governativi non saranno sufficientemente efficaci.

Il brutto momento del rame è condiviso da quasi tutti gli altri metalli industriali. Secondo Reuters, il nichel (il peggiore tra tutti) ha perso quest’anno circa il 31% e lo zinco circa il 20%, mentre l’alluminio ha perso circa il 10% in questo trimestre. L’unico metallo che ha guadagnato da inizio anno è lo stagno, con un incremento di circa l’8%.

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