Il tema del rottame sta diventando un tema sempre più caldo sul mercato europeo. Lo sanno bene i produttori d’acciaio che stanno cercando da tempo di convincere le autorità di Bruxelles ad imporre un divieto totale alle esportazioni di rottame, senza però essere riusciti fino ad ora a raggiungere l’obbiettivo.
La UE esporta circa 18 milioni di tonnellate di rottami ferrosi all’anno
Negli ultimi anni l’Unione Europea (UE) ha esportato circa 18 milioni di tonnellate di rottami ferrosi all’anno. Un’emoraggia che colpisce i produttori d’acciaio da una parte, ma che d’altra parte consente al mercato di muoversi secondo la logica della domanda e dell’offerta su scala globale. La logica del libero mercato è anche quella che motiva maggiormente chi deve raccogliere, selezionare e trasformare il rottame da vendere alle acciaierie.
Durante la conferenza di questo mese della IREPAS (International Rebar Exporters and Producers Association), tenutasi a Barcellona, è stato previsto che in soli 5 anni tutto il rottame prodotto nella UE sarà utilizzato dai produttori nazionali di acciaio.
La rivoluzione dei forni elettrici (EAF)
Infatti, è in corso un grande cambiamento sul mercato siderurgico, con l’aumento della produzione di acciaio tramite forni elettrici (EAF) che utilizzano soprattutto rottami. Ciò sta portando ad un forte aumento della domanda di rottame all’interno della UE. Tuttavia, già ad oggi, la disponibilità di rottame di alta qualità è limitata, soprattutto nel caso dell’acciaio inossidabile.
Attualmente, la UE è ancora un esportatore netto di rottame ma, in pochissimo tempo, potrebbe diventare un importatore, mettendo in luce tutte le contraddizioni (meglio dire stupidaggini?) della nuova tassa CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) pensata dalla UE. Ma, anche in questo caso, il problema vero è la mancanza di rottame, che nessun burocrate di Bruxelles e nessuna tassa potrà certo risolvere.
La fame di rottami è su scala globale
La fame di rottami ferrosi è un fenomeno che sta diventando globale e che sta spingendo sempre più paesi ad imporre divieti di esportazione per proteggere questa materia prima critica. La Cina sta espandendo notevolmente le sue capacità in questo settore. Anche l’India, che vuole diventare il più grande produttore di acciaio dopo la Cina, fa già affidamento su quasi il 60% della produzione EAF alimentata a carbone.
Al tavolo dei rottami, i commensali continuano ad aumentare ma la torta rimane sempre la stessa!
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