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Tesla non userà materiali insanguinati

L’azienda californiana precorre un nuovo modo di fare impresa, rifiutandosi di impiegare materiali provenienti da zone di guerra, nonostante l’imminente carenza di cobalto e grafite da impiegare nella produzione di batterie al litio.

Tesla non userà materiali insanguinati

Il gigantesco impianto per la fabbricazione di batterie al litio della Tesla Motors Inc., ancor in fase di progettazione, continua ad attirare l’attenzione dei mass-media internazionali.

L’azienda californiana, con sede nella Silicon Valley, ha dichiarato negli scorsi giorni che non acquisterà all’estero grafite, cobalto e gli altri materiali necessari per la sua Gigafactory. L’obbiettivo è di avere una rete di fornitori locali per la minimizzazione dell’impatto ambientale, riducendo contemporaneamente i costi per produrre le batterie.

La nuova Gigafactory avrà un vasto impatto sul mercato delle materie prime a causa della sua dimensione. I piani della Tesla prevedono, entro il 2020, la produzione di un numero sufficiente di batterie al litio per alimentare 500.000 veicoli. La fabbrica raddoppierà il consumo mondiale di batterie agli ioni di litio.

La decisione è arrivata in un momento in cui la sensibilità di molte aziende americane è rivolta ad evitare l’uso di minerali provenienti da zone insanguinate da conflitti permanenti, come per esempio l’Africa Centrale (i cosiddetti minerali conflict-free).

La mossa della Tesla è un’iniziativa volta a non alimentare commerci illegali di cobalto e grafite, che contribuirebbero a finanziare i conflitti sanguinosi in paesi come il Congo

In realtà, cobalto e grafite, non fanno parte della lista ufficiale dei minerali conflict-free. La mossa della Tesla non è quindi dovuta agli obblighi imposti dalla nuova normativa statunitense che impone alle aziende di dichiarare se utilizzano minerali estratti nelle zone di guerra, ma una libera iniziativa volta a non alimentare commerci illegali di cobalto e grafite, che contribuirebbero a finanziare i conflitti sanguinosi in paesi come il Congo.

Al momento, circa la metà di tutto il cobalto del mondo viene estratto nella Repubblica Democratica del Congo, mentre quasi tutta la grafite mondiale viene prodotta in Cina. Quest’ultima, anche se la domanda globale di grafite aumenta del 5% ogni anno, sta chiudendo decine di miniere e di impianti di trasformazione.

Attualmente la maggior parte della grafite utilizzata dalla Tesla è di origine sintetica e proviene da Giappone ed Europa.

Sfortunatamente, negli Stati Uniti non viene estratto cobalto dal 1971 e l’unica disponibilità di materiale è quello delle scorte governative che ammontano a circa 300 tonnellate.

Secondo gli analisti del settore, la scelta intrapresa dalla Tesla non sarà di facile realizzazione e, soprattutto, potrebbe rivelarsi molto costosa. La nuova fabbrica di batterie sarà così grande che, senza un aumento della produzione mondiale di cobalto e grafite, si verificherà una grave carenza.


Per Tesla potrebbe essere necessario rivolgersi a future miniere di grafite in Canada, mentre per il cobalto potrebbe affidarsi a potenziali forniture in Minnesota e Idaho (Stati Uniti). Un’altra fonte parziale di cobalto potrebbe venire dalle Filippine, dove la Sumitomo Metal Mining ha avviato lo scorso anno una nuova miniera di nichel e cobalto.

Comunque vada, la Gigafactory della Tesla avrà un impatto importante sull’economia degli Stati Uniti e del resto del mondoanche se qualcuno pensa che la cosa più importante sarà l’esempio per tutti gli imprenditori di un nuovo modo di operare, di decidere e di affrontare i problemi.

METALLIRARI.COM © RIPRODUZIONE RISERVATA 

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