Rame: prezzi, domanda e prospettive 2026 tra energia, AI e scarsa offerta
Dopo il lungo rally del rame dobbiamo attenderci una correzione nel breve termine? Il trend rialzista di lungo periodo è rimasto intatto?
Dopo il lungo rally del rame dobbiamo attenderci una correzione nel breve termine? Il trend rialzista di lungo periodo è rimasto intatto?
L’industria chimica europea affronta una crisi segnata dal crollo degli investimenti, dall’aumento delle chiusure di impianti e da costi energetici elevati.
L’annuncio di un possibile taglio della produzione di nichel in Indonesia ha riacceso le quotazioni, ma gli analisti sono prudenti.
Nonostante gli USA paghino premi record, l’alluminio canadese continua a fluire verso l’Europa, favorito da status duty-free, profilo low-carbon e minori rischi operativi.
L’industria mineraria globale è sempre più dipendente dallo sfruttamento delle vecchie miniere per sostenere la crescita della produzione, in particolare di rame. Ma questa strategia non è sostenibile nel medio e lungo periodo.
Mentre la UE limita le esportazioni per proteggere le proprie filiere, chiede interventi quando altri paesi, come l’Ucraina, adottano misure simili. Il caso polacco evidenzia così i doppi standard di una politica industriale sospesa tra libero mercato e protezionismo.
Il rame ha superato per la prima volta i 14.000 dollari a tonnellata, registrando il maggiore rialzo in oltre sedici anni.
Le nuove stime di Goldman Sachs indicano un mercato dell’alluminio ancora sostenuto nel breve periodo, con prezzi rivisti al rialzo per la prima metà del 2026 grazie a scorte limitate, domanda legata a veicoli elettrici e reti elettriche e incertezze sull’offerta.
Il metallo chiave dell’economia moderna si avvia verso una fase di domanda in forte crescita, mentre l’offerta resta rigida. Secondo stime recenti, senza nuovi investimenti il mercato potrebbe affrontare un deficit significativo entro il 2040.
Il possibile rilancio dell’industria dell’alluminio venezuelana richiederebbe investimenti miliardari e profonde riforme, ma potrebbe contribuire a ridurre il deficit strutturale di metallo nelle Americhe.
Restrizioni all’export, scorte ai minimi e nuove applicazioni tecnologiche hanno trasformato il tungsteno in uno dei metalli più strategici e volatili del mercato globale.
L’intesa tra Stati Uniti e NATO rilancia il ruolo dell’Alleanza nell’Artico tra sicurezza, nuove rotte marittime e controllo delle risorse strategiche.
Nel 2026 il mercato dei metalli resta al centro delle dinamiche globali, sospinto da deglobalizzazione, tensioni geopolitiche e fragilità delle catene di approvvigionamento.
Lo stabilimento sardo ex Alcoa è fermo da anni, simbolo di una deindustrializzazione che continua a consumare risorse e speranze.
I produttori europei di HRC hanno riportato gli impianti vicino alla piena capacità, spinti dal recupero dei prezzi e da una minore pressione delle importazioni, nonostante una domanda finale ancora debole e costi legati al carbonio in aumento.
Lo stagno vola su massimi storici, spinto da un’ondata speculativa che ignora segnali di miglioramento dell’offerta e l’aumento delle scorte. Un mercato piccolo travolto dalla liquidità finanziaria, con rischi crescenti per l’intera filiera dei metalli industriali.
La pressione statunitense sulla Groenlandia segna una svolta nei rapporti transatlantici: la sicurezza NATO non è più una garanzia a costo fisso, ma un accordo variabile, in cui risorse minerarie, spesa militare e sovranità diventano moneta di scambio in un equilibrio geopolitico sempre più instabile.
Il minerale di ferro ha chiuso il 2025 con una tenuta dei prezzi superiore alle attese, ma il 2026 si apre sotto il segno di nuove pressioni strutturali: rallentamento della domanda cinese, decarbonizzazione della siderurgia, dazi e aumento dell’offerta globale.
I prezzi dell’alluminio negli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record (oltre 5.000 dollari), spinti dall’aumento dei dazi, dalla scarsità di offerta globale e dal crollo delle scorte interne.
Per la prima volta nella storia, i future sul rame hanno superato i 13.000 dollari a tonnellata. Ecco che cosa c’è dietro…
Dopo un altro surplus nel 2025, il mercato dello zinco si troverà ad affrontare un’eccedenza ancora maggiore prevista per il 2026.
Prezzi in ripresa, tensioni sull’offerta e interventi governativi stanno ridefinendo equilibri e strategie lungo tutta la catena del valore dell’alluminio.
La città svedese di Kiruna, da cui proviene circa l’80% del minerale di ferro estratto nell’Unione Europea, è al centro di una crisi silenziosa.
Nel 2026 il settore siderurgico globale dovrebbe avviarsi verso una ripresa moderata, sostenuta da investimenti infrastrutturali, politiche monetarie più accomodanti e misure protezionistiche che favoriscono i produttori locali, in un contesto ancora segnato da rischi geopolitici e tensioni commerciali.
I prezzi dell’alluminio mostrano una buona tenuta nel breve periodo grazie ai limiti produttivi in Cina e alla sostituzione con il rame ma, secondo BCA Research, il quadro potrebbe cambiare nel 2026.
Il mercato del minerale di ferro guarda al 2026 con crescente cautela: le previsioni indicano prezzi medi in calo in Cina, sotto pressione per la domanda stagnante e la nuova offerta globale.
Il rame si accinge a chiudere l’anno su nuovi massimi storici, spinto da tensioni sull’offerta, flussi straordinari verso gli Stati Uniti e crescenti aspettative legate alla transizione energetica e all’intelligenza artificiale.
South32 ha annunciato che Mozal Aluminium sarà entrerà in modalità “manutenzione e assistenza” intorno alla metà di marzo 2026.
La miniera di Simandou sta rendendo la Guinea un attore chiave nel mercato mondiale del minerale di ferro, con la Cina che espande il suo potere siderurgico anche in Africa.
Visione piuttosto ribassista per ING sui mercati energetici. Al contrario, la maggior parte dei metalli soffrirà di problemi d’offerta, con pressioni rialziste sui prezzi.