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Fallimento Molycorp: è la fine delle terre rare occidentali?

Il tentativo occidentale di contrastare il monopolio cinese delle terre rare è già fallito? Nonostante il triste epilogo della Molycorp, restano alcune speranze…

L’unico produttore statunitense di terre rare e il principale sfidante occidentale al monopolio cinese, ha dichiarato fallimento.

A giugno la Molycorp, quotata alla borsa di New York (NYSE), ha presentato istanza per essere ammessa al Capitolo 11, la procedura fallimentare americana.

La situazione non sembrava, fino a poco tempo fa, così disastrosa.

Nel 2011, la Molycorp era uno dei titoli azionari favoriti di molti investitori, tanto che il prezzo delle azioni era salito drammaticamente, dopo che la Cina, il più grande produttore mondiale di terre rare, aveva introdotto delle restrizioni alle esportazioni.

Nel 2011, la Molycorp sembrava uno dei titoli azionari favoriti per molti investitori, tanto che il prezzo delle azioni era salito drammaticamente

Le terre rare sono utilizzate in molti prodotti essenziali come per esempio i magneti, le batterie e le leghe ad alta resistenza, e gli investitori e gli esperti del mercato erano certi che chi produceva questi prodotti avrebbe dirottato gli acquisti di terre rare da fornitori non cinesi.

Purtroppo, anziché attendere l’avvio della produzione di terre rare da parte di aziende al di fuori della Cina, molte aziende hanno deciso di cercare dei sostituti alle terre rare. Ciò, combinato con i ritardi produttivi della miniera californiana di Mountain Pass, ha affondato Molycorp. Per non aggiungere l’allentamento delle restrizioni alle esportazioni cinesi, avvenuto più di recente (“La Cina riapre le esportazioni di terre rare“).

Nonostante il triste epilogo, la Molycorp non è del tutto fuori gioco.

Come ha dichiarato Geoff Bedford, presidente e amministratore delegato della società, le unità in Europa e in Asia continueranno ad operare e a giocare un ruolo fondamentale in molti settori chiave in tutto il mondo.


Inoltre, oltre all’istanza di fallimento, è stato raggiunto un accordo che prevede una ristrutturazione finanziaria della società per 1,7 miliardi di dollari che fornirà fino a 225 milioni di dollari di proventi per sostenere le operazioni mentre l’azienda completa la trattativa con i creditori.

Il prezzo delle azioni della società è attualmente di 0,12 dollari, assai lontano dai suoi massimi di oltre 74 dollari.

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