È tempo di bilanci anche per i prezzi dell’alluminio che quest’anno non sono particolarmente positivi. Da inizio 2023 le quotazioni al London Metal Exchange (LME) sono scese di circa il 10%, soprattutto a causa del ritardo della ripresa della Cina dopo i lockdown del COVID-19, a cui si è aggiunta la lenta crescita economica in Europa e negli Stati Uniti.
In Cina il settore green è stato più forte del previsto ma la domanda da parte di settori più tradizionali come l’edilizia e le infrastrutture è stata deludente. E proprio questi fattori continueranno a pesare sulla domanda di alluminio nel futuro, anche considerando che la manifattura a livello globale è stagnante, con l’edilizia in Europa e negli Stati Uniti al palo.
Le incertezze sulla politica monetaria frenano la domanda
Secondo Ing Group, l’aumento dei costi di finanziamento e l’incertezza sulla politica monetaria continueranno a frenare la domanda di alluminio, mentre la domanda in Europa (colpita pesantemente nel 2023), continuerà a indebolirsi.
Le considerazioni degli analisti di Ing Group trovano riscontro nell’aumento delle scorte nei magazzini LME, mentre crescono le preoccupazioni del mercato per la mancanza di varietà di marchi (a fine ottobre circa il 79% dell’alluminio nei magazzini dell’LME era di origine russa). Si teme che i magazzini LME possano essere utilizzati come discarica per i metalli russi indesiderati con l’effetto, già visibile, di una disconnessione tra prezzi LME e prezzi di mercato.
Prezzi diversi tra Londra e Shanghai
Ritornando alla Cina, è interessante notare che i prezzi dell’alluminio allo Shanghai Futures Exchange (SHFE) sono aumentati di circa l’1% da inizio anno. Come già detto, ciò è in gran parte merito della crescente domanda da parte del settore green. La differenza di prezzo tra LME e SHFE ha favorito gli arbitraggi e spinto le importazioni cinesi di alluminio che sono aumentate del 27,5% da inizio anno ad ottobre. Tuttavia, ad oggi, le opportunità di arbitraggio si sono chiuse.
Nel frattempo, la produzione di alluminio primario ha continuato ad aumentare di oltre il 3,5% da inizio anno (fino ad ottobre). Ma, con l’approssimarsi della stagione secca, le fonderie di alluminio dello Yunnan hanno già iniziato a ridurre la produzione visto che le forniture di energia elettrica cominciano a scarseggiare. Si prevede che un totale di 1,16 milioni di tonnellate annue di capacità fusoria rimarrà inattivo fino a maggio 2024.
Ulteriori tagli all’offerta dovuti alla mancanza di energia idroelettrica in Cina potrebbero portare a un aumento delle importazioni.
Un leggero surplus per il prossimo anno
In ogni caso, la produzione globale di alluminio aumenterà leggermente più velocemente della domanda. Di conseguenza, si prevede che il mercato dell’alluminio sarà in leggero surplus nel 2024 (100.000 tonnellate), mentre la Cina continuerà a guidare la crescita nei prossimi due anni.
Note molto dolenti invece per l’Europa, dove la ripresa non è prevista prima del 2025. Da dicembre 2021 si sono verificati pesanti tagli alla produzione (circa il 2% del totale globale) e l’impennata dei costi energetici in seguito al conflitto in Ucraina e alla guerra delle sanzioni tra Occidente e Russia ha ridotto i margini dei produttori.
Prezzi in graduale ripresa nel 2024
E veniamo alla parte forse più interessante: i prezzi. Sebbene esistano alcuni rischi di rialzo per la crescita dell’energia verde in Cina, nel resto del mondo le prospettive della domanda rimangono poco brillanti. Tutto ciò considerato, gli analisti di Ing Group ritengono che, nel 2024, i prezzi inizieranno a salire lentamente, man mano che la domanda inizierà a riprendersi.
In sintesi, la media dei prezzi dell’alluminio per il prossimo anno dovrebbe essere di 2.260 dollari per tonnellata (2.220 dollari nel primo trimestre e 2.300 dollari nell’ultimo).
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