La classifica delle 15 maggiori banche mondiali racconta una storia che dovrebbe far riflettere chi continua a identificare il potere finanziario globale con Wall Street. Le prime quattro posizioni sono tutte occupate da istituti cinesi, mentre la maggiore banca americana, JPMorgan Chase, deve accontentarsi del quinto posto. La superiorità dimensionale del sistema bancario cinese è ormai difficile da ignorare, anche se dietro questi numeri si nascondono modelli economici profondamente diversi.
I dati, pubblicati quest’anno da S&P Global Market Intelligence e basati principalmente sui bilanci di fine 2025, misurano il totale degli attivi: prestiti, investimenti e disponibilità liquide. SI tratta di indicatori che fotografano la dimensione finanziaria degli istituti, ma non la loro redditività.
Pechino occupa le prime quattro posizioni
Al vertice troviamo la Industrial and Commercial Bank of China (ICBC), con 7.650 miliardi di dollari di attivi. Segue la Agricultural Bank of China con 6.970 miliardi, davanti alla China Construction Bank con 6.520 miliardi e alla Bank of China con 5.480 miliardi.
Per trovare la prima banca americana bisogna scendere al quinto posto con JPMorgan Chase (4.420 miliardi di dollari di attivi). Il distacco dall’ICBC è considerevole visto che la banca cinese dispone di un bilancio superiore di circa il 73%.
Il confronto diventa ancora più significativo considerando i gruppi bancari nel loro insieme. Le quattro maggiori banche cinesi superano complessivamente i 26.000 miliardi di dollari di attivi, quasi il doppio rispetto alle cinque maggiori banche statunitensi: JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo e Goldman Sachs.
Anche la dimensione della clientela dell’ICBC aiuta a comprendere questa scala. Alla fine del 2025 l’istituto serviva 782 milioni di clienti individuali e oltre 14,7 milioni di clienti aziendali. Un bacino di utenza che, limitandosi ai privati, supera di oltre due volte l’intera popolazione degli Stati Uniti.
La classifica delle prime quindici banche conferma il quadro d’insieme con oltre alle quattro cinesi ai vertici, la Postal Savings Bank of China in decima posizione con 2.670 miliardi e la Bank of Communications quattordicesima con 2.220 miliardi.
Il sistema bancario cinese come strumento di politica industriale
Questa concentrazione di attivi non è soltanto il risultato di una maggiore domanda di servizi bancari. Riflette anche il particolare funzionamento del sistema finanziario cinese, nel quale le banche rappresentano uno dei principali canali attraverso cui vengono raccolti i risparmi delle famiglie e la liquidità delle imprese.
L’enorme base di depositi permette agli istituti di finanziare una quantità considerevole di prestiti. Ma c’è un altro elemento decisivo e cioè il rapporto tra banche e governo.
Quando il credito del settore privato rallenta, gli istituti controllati dallo Stato possono assumere un ruolo ancora più importante nel sostenere gli investimenti considerati strategici da Pechino. Tecnologia, transizione energetica e settori industriali prioritari beneficiano di questa capacità di indirizzare le risorse finanziarie. Le grandi banche cinesi non sono quindi soltanto intermediari finanziari, ma anche strumenti attraverso cui il governo sostiene le proprie ambizioni economiche e industriali.
A conferma di questa impostazione, nel marzo 2026 Pechino ha annunciato l’intenzione di emettere 300 miliardi di yuan in obbligazioni governative speciali per ricapitalizzare ICBC e Agricultural Bank of China. Un intervento destinato a rafforzare la capacità patrimoniale dei due istituti e a sostenerne ulteriormente l’attività creditizia.
L’operazione arriva in una fase nella quale i bassi tassi di interesse esercitano pressione sui margini bancari e il messaggio per il mercato è che la capacità di continuare a finanziare l’economia viene considerata una priorità strategica, anche quando la redditività deve fare i conti con condizioni meno favorevoli.
Le banche di Wall Street giocano una partita diversa
Il modello americano segue una strada molto diversa. Negli Stati Uniti una parte rilevante del finanziamento delle imprese passa direttamente attraverso i mercati dei capitali, anziché transitare dai prestiti bancari.
Nel 2025, obbligazioni e altri strumenti finanziari rappresentavano il 77,5% del debito in essere delle società non finanziarie americane. Le aziende possono quindi raccogliere capitali dagli investitori attraverso l’emissione di titoli, riducendo la dipendenza dal credito bancario tradizionale.
Questo modello genera un’enorme attività per le banche di investimento. Organizzare emissioni obbligazionarie, collocare azioni, assistere nelle acquisizioni e mettere in contatto imprese e investitori sono attività che producono commissioni e ricavi senza richiedere necessariamente bilanci giganteschi.
JPMorgan è un esempio particolarmente significativo. Nel 2025 ha conquistato una quota dell’8,4% del mercato mondiale delle commissioni di investment banking, confermandosi al primo posto globale in questo segmento. Nello stesso esercizio ha realizzato 57 miliardi di dollari di utile netto, sostenuti anche da 87 miliardi di ricavi diversi dagli interessi, provenienti da attività come negoziazione finanziaria, gestione degli investimenti e altri servizi.
La banca americana è molto più piccola della sua concorrente cinese in termini di attivi, ma dispone di un modello di business capace di generare profitti enormi attraverso attività diversificate.
L’Europa perde terreno nella classifica
Il sistema bancario europeo presenta anch’esso qualche cambiamento, seppur con estrema lentezza. BNP Paribas, con 3.280 miliardi di dollari di attivi, ha superato HSBC, ferma a 3.210 miliardi, diventando la maggiore banca del continente. La crescita dell’istituto francese è stata sostenuta anche da acquisizioni, tra cui quella di AXA Investment Managers. HSBC, invece, sta procedendo nella direzione opposta, cedendo alcune attività per concentrarsi maggiormente sui mercati asiatici e mediorientali.
Nella classifica globale BNP Paribas occupa il settimo posto, mentre HSBC è ottava. Seguono Crédit Agricole al nono posto con 3.150 miliardi e Banco Santander al tredicesimo con 2.250 miliardi.
L’Europa conserva istituti di dimensioni considerevoli, ma non dispone della concentrazione di potenza finanziaria delle grandi banche cinesi né della centralità dei mercati dei capitali americani.
La classifica offre quindi una fotografia interessante degli equilibri finanziari internazionali. La Cina domina per dimensione degli attivi, gli Stati Uniti mantengono una forte capacità di generare ricavi attraverso i mercati finanziari e l’Europa si colloca in una posizione intermedia.
| Banca | Paese | Attivi (mld $) | |
|---|---|---|---|
| 1 | Industrial and Commercial Bank of China (ICBC) | Cina | 7.650 |
| 2 | Agricultural Bank of China | Cina | 6.970 |
| 3 | China Construction Bank | Cina | 6.520 |
| 4 | Bank of China | Cina | 5.480 |
| 5 | JPMorgan Chase | USA | 4.420 |
| 6 | Bank of America | USA | 3.410 |
| 7 | BNP Paribas | Francia | 3.280 |
| 8 | HSBC | Regno Unito | 3.210 |
| 9 | Crédit Agricole | Francia | 3.150 |
| 10 | Postal Savings Bank of China | Cina | 2.670 |
| 11 | Mitsubishi UFJ Financial Group | Giappone | 2.670 |
| 12 | Citigroup | USA | 2.620 |
| 13 | Banco Santander | Spagna | 2.250 |
| 14 | Bank of Communications | Cina | 2.220 |
| 15 | Wells Fargo | USA | 2.150 |
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