Donald Trump vuole riportare la produzione di alluminio negli Stati Uniti, ma il problema è che l’industria americana non produce abbastanza metallo per soddisfare la domanda interna. Gli Stati Uniti producono circa 750.000 tonnellate di alluminio primario all’anno e coprono con le importazioni circa l’85% del proprio fabbisogno.
Il Canada è il principale fornitore e, dopo il fallimento delle recenti trattative commerciali, l’alluminio canadese resta soggetto a un dazio del 50%. Una situazione che rischia di trasformare la politica commerciale americana in un conto salato per le stesse imprese che dovrebbe proteggere.
I dazi fanno salire il conto
Il dazio ha spinto il Midwest premium a livelli record. Per i consumatori americani questo significa pagare un sovrapprezzo rispetto al prezzo dell’alluminio quotato al London Metal Exchange. I produttori nazionali ne beneficiano attraverso margini più elevati, mentre le aziende manifatturiere che utilizzano alluminio importato devono sostenere costi maggiori.
La Casa Bianca ha previsto qualche forma di flessibilità per le aziende con investimenti produttivi approvati, consentendo loro di importare determinati quantitativi a metà dell’aliquota ordinaria. Ma è una soluzione temporanea.
Il vero problema è l’elettricità
Il progetto più significativo è il nuovo impianto da 4 miliardi di dollari previsto a Inola, in Oklahoma, una joint venture tra Emirates Global Aluminium e Century Aluminium. Con una produzione attesa di 750.000 tonnellate annue, potrebbe quasi raddoppiare la produzione primaria americana e diventare il primo nuovo impianto del paese in quasi mezzo secolo.
Ma c’è un aspetto che non è possibile trascurare e cioè che l’alluminio è un affare energetico. L’elettricità rappresenta il 30-40% dei costi di produzione e l’impianto di Inola richiederebbe circa 1,2 gigawatt, un consumo paragonabile a quello di 900.000 abitazioni.
E qui entra in scena un un nuovo concorrente agguerrito: i data center. Century ha già venduto l’ex smelter di Hawesville, in Kentucky, a TeraWulf per trasformarlo in un centro destinato all’intelligenza artificiale e all’alta capacità di calcolo. L’America vuole più alluminio, ma vuole anche enormi quantità di elettricità per alimentare l’AI.
Il Canada resterà indispensabile
Il Canada dispone di un vantaggio straordinario grazie ad energia idroelettrica abbondante e produzione di alluminio competitiva e relativamente meno emissiva. Gli Stati Uniti possono riaprire impianti, ampliarli e costruirne di nuovi, ma servono anni per autorizzazioni, finanziamenti, costruzione e avviamento.
Anche se Inola procedesse secondo i piani, gli Stati Uniti continuerebbero quindi ad avere bisogno di importazioni. I dazi possono proteggere la produzione nazionale, ma non possono creare alluminio, energia, infrastrutture e capacità industriale dal nulla.
Per ridurre davvero la dipendenza esterna serviranno investimenti di lungo periodo, elettricità a costi sostenibili, infrastrutture e maggiore riciclo. Quest’ultimo può ridurre il fabbisogno di metallo primario, ma non sostituirlo in tutte le applicazioni.
Nel frattempo i produttori americani continueranno ad avere bisogno dell’alluminio canadese e continueranno a pagarlo di più. Portare l’alluminio a casa è possibile. Farlo soltanto con i dazi, molto meno.
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