Mercati

L’effetto Cina non si ferma

L’economia cinese continua a mostrare segni di fragilità che aumentano le preoccupazione degli investitori e il nervosismo dei mercati internazionali. Tra le materie prime l’oro recupera.

Le borse mondiali e i prezzi delle materie prime scendono insieme ai dati cinesi che hanno intensificato i timori per la salute dell’economica della Cina e i suoi effetti sulle altre economie.

Lo Standard&Poor500 americano è sceso di oltre il 2% in conseguenza del più forte rallentamento mai registrato del settore manifatturiero cinese e di quello dei servizi. Il Dow Jones è sceso di 359,91 punti (-2,18%) a 16,168.12. Il Nasdaq Composite Index è sceso di 79,94 punti.

Le borse asiatiche, in particolare in Giappone e in Australia, sono scese pesantemente e lo stato d’animo degli investitori in Europa rimane cupo. Il FTSEurofirst300 è sceso del 3,2%, dopo aver chiuso un mese che ha registrato la peggior performance mensile da quattro anni a questa parte.

I prezzi del petrolio sono calati di oltre il 4% dopo il recupero dei giorni precedenti. ll Brent è sceso di 3,24 dollari, raggiungendo i 50,91 dollari al barile.

Mentre borse e materie prime rimangono sotto assedio, gli investitori rimangono diffidenti anche nei confronti dei mercati valutari e obbligazionari

Mentre le borse e le materie prime sono sotto assedio, gli investitori rimangono diffidenti anche nei confronti dei mercati valutari e obbligazionari. La valuta più colpita è stata il Rublo, penalizzato anche dal calo del petrolio.

Secondo Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la crescita economica globale rischia di essere assai più debole di quanto era stato previsto solo pochi mesi fa.

Le economie avanzate stanno recuperando più lentamente delle previsioni e quelle dei paesi emergenti hanno ulteriormente rallentato. Naturalmente, le maggiori preoccupazioni sono rivolte a possibili ricadute dell’economia cinese.


Stanley Fischer, vicepresidente della Federal Reserve americana (FED), ha lasciato intendere in questi giorni che esiste la  possibilità di un aumento dei tassi di interesse degli Stati Uniti, già nel mese di settembre.

Tra le materie prime, l’oro si è distinto mettendo a segno un aumento dello 0,9%, raggiungendo i 1.147 dollari all’oncia, al contrario del rame che è sceso di quasi l’1% a 5.087 dollari a tonnellata. Scivolone verso il basso anche per il nichel e l’alluminio.

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