Investimenti

Introduzione all’investimento in terre rare

Il mercato delle terre rare è un mercato per specialisti e per chi volesse affrontarlo è indispensabile raccogliere il maggior numero di informazioni per non incorrere in clamorose ingenuità.

Il mercato delle terre rare è molto piccolo e illiquido, con una domanda globale di circa 135.000 tonnellate all’anno. I 17 metalli che appartengono alle cosiddette terre rare (REE) hanno dei nomi totalmente sconosciuti alla maggior parte delle persone: lantanioterbio, disprosio, olmio, cerio, europio e itterbio, per citarne solo alcuni. 

Eppure il mondo intero è stato travolto dalla loro mancanza come da una tempesta, accorgendosi che tutti questi metalli erano indispensabili a centinaia di applicazioni vitali per il funzionamento della società.

Il consumo globale di terre rare, durante lo scorso anno, è stato stimato in circa 1,5 miliardi di dollari, mentre nel 2008 era di circa 2 miliardi di dollari. La domanda è prevista in crescita del 65% per quest’anno (2012). Ma vi è una diffusa preoccupazione che il mondo potrebbe presto affrontare una grave carenza di questi materiali. E dove c’è una carenza, è evidente la grande opportunità di investimento.

La versatilità e la specificità di questi metalli ha dato loro un livello d’importanza tecnologica, ambientale ed economica notevolmente maggiore di quanto ci si possa attendere da elementi relativamente sconosciuti. Gli analisti sostengono che la domanda di terre rare, cresciuta di circa il 10% l’anno, è destinata a salire vista la necessità globale e crescente di tecnologie verdi. Non solo veicoli ibridi ma anche display LCD e PDP, oltre ai magneti ad alta resistenza.

Alcuni sostengono, forse esagerando, che abbiano tutto il potenziale per sostituire i diamanti come beni di investimento.

Sebbene siano più abbondanti di alcuni metalli industriali, le terre rare tendono a concentrarsi in pochi giacimenti

Inoltre, sono componenti essenziali per i catalizzatori per la raffinazione del petrolio e per le marmitte catalitiche nelle automobili. Sono indispensabili in molti dispositivi elettronici e naturalmente in moltissimi sistemi per la difesa militare. È stato stimato che il solo settore militare delle terre rare negli Stati Uniti, vale almeno 1 miliardo di dollari.

Ma la vera importanza delle terre rare nasce dal fatto che ce ne sono molto poche. Sebbene siano più abbondanti di alcuni metalli industriali, le terre rare tendono a concentrarsi in pochi giacimenti. Di conseguenza, la maggior parte della fornitura mondiale, prodotta dal minerale monazite, proviene da pochissime fonti.

Dal 1950 al 2000, una parte significativa della produzione mondiale di terre rare si era concentrata negli Stati Uniti, quasi interamente a Mountain Pass, in California.

Ma dal 1990 in poi, l’epicentro della produzione si è spostato in Cina. E alcuni esperti temono che la Cina metterà in crisi gli approvvigionamenti occidentali in base alle proprie esigenze industriali. Il timore sta prendendo piede e sta generando un’ondata di panico in tutto il mondo. Con il 90% dei metalli delle terre rare del mondo sotto il controllo della Cina, potrebbe presto essere impossibile produrre una turbina eolica o un veicolo elettrico senza la benedizione di Pechino.

La Cina aumenta le riserve nazionali di terre rare per la costruzione di pannelli solari e per modernizzare il proprio esercito,  ma poiché il prezzo di questi metalli non è negoziato in borsa, si temono rialzi violenti. E i numeri che abbiamo a disposizione sono abbastanza impressionanti: della quota di 38.000 tonnellate che la Cina ha stanziato per l’esportazione nell’anno in corso, ben 40.000 servirebbero a soddisfare la domanda annua del solo Giappone.

Inoltre la Cina sta cercando di controllare le miniere di terre rare al di fuori dei propri confini.  Il governo australiano ha recentemente bloccato un investimento di 220 milioni di dollari di un’azienda cinese per entrare a far parte della Lynas Corp, società mineraria australiana. Ma la politica mineraria cinese non si ferma qui, cercando di convincere in tutti i modi l’Occidente che non c’è nessun pericolo di carenza di terre rare. Anche se nei fatti sono state contingentate le esportazioni e le licenze di estrazione nel paese sono state ridotte, Caifeng Wang, vice direttore generale del dipartimento delle materie prime del Ministero dell’Industria, ha dichiarato che la Cina continuerà a rifornire il mercato internazionale e “non bloccherà la porta alle esportazioni di terre rare.”


Tra le società minerarie che estraggono terre rare al di fuori della Cina, la Lynas Corp., australiana, è quella più importante. Ma anche la Greenland Minerals and Energy, australiana, ha la potenzialità di accedere ad uno dei più grandi depositi di terre rare e di uranio del mondo. La Avalon, con sede a Toronto, la Rare Element Resources Ltd and la Quest Uranium Corp, anche loro con sede in Canada, completano il quadro delle aziende occidentali attive nel settore.

Poiché le applicazioni che necessitano di terre rare  sono sempre aumentate nel corso degli ultimi tre decenni, gli analisti sostengono che questa tendenza continuerà. Per l’immediato futuro, sembra che non vi siano significativi investimenti per estrarre più terre rare o per aprire nuovi giacimenti. E se si prevede che in futuro utilizzeremo un gran numero di auto ibride e che i convertitori catalitici continueranno ad essere utilizzati per ripulire i gas di scarico dei motori a combustione interna, allora il destino delle terre rare è di rimanere drammaticamente scarse e indispensabili.

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