Il Chief Executive di Goldman Sachs, ha lanciato un segnale d’allarme che dovrebbe preoccupare le nostre economia. Si tratta del restringimento dell’offerta di petrolio sta che spingendo l’inflazione verso l’alto, costringendo i consumatori a cambiare radicalmente le loro abitudini nella seconda metà dell’anno.
È la reazione di milioni di persone che, di fronte a prezzi dell’energia in forte crescita, devono rimettere in gioco la propria vita quotidiana. Già ora si vedono cambiamenti nel comportamento dei consumatori ma, secondo Goldman Sachs, questi si intensificheranno dopo luglio, trasformando lo squilibrio tra offerta e domanda in una forza inarrestabile che la Federal Reserve americana (FED) probabilmente non potrà contenere con i tassi di interesse.
La guerra che alimenta i prezzi
L’inflazione negli Stati Uniti è aumentata nel mese di aprile al ritmo più veloce degli ultimi tre anni e le preoccupazioni per il resto dell’anno crescono se la guerra in Medio Oriente si prolunga, scenario che sembra ormai il più realistico. I prezzi del petrolio hanno ricevuto una nuova accelerazione dalle notizie di Iran che ha lanciato attacchi su obiettivi in Kuwait e Bahrain, mentre gli USA hanno colpito la costa iraniana. Il petrolio Brent è scambiato oggi (11 giugno) a circa 90 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) si aggira vicino agli 88 dollari al barile, numeri che indicano una forte tensione geopolitica.
Paradossalmente, mentre i prezzi dell’energia esplodono, il sentiment degli investitori sul settore tecnologico è estremamente ottimista, come se questi due mondi paralleli non si toccassero mai. Il Chief Executive di Goldman Sachs sintetizza la situazione con queste parole: “È un momento dove c’è più avidità che paura“.
Gli analisti di Goldman hanno credono che la distruzione della domanda risultante da prezzi più alti attenuerà parzialmente il colpo dei mercati petroliferi fisicamente più stretti, ma i rischi di prezzo verso l’alto sono significativi per le perdite di offerta più persistenti in Medio Oriente, mentre c’è anche un significativo potenziale di ribasso dai prezzi dovuto a una domanda più deboli.
L’avidità vince sulla paura
Anche se esiste una narrazione che continua a parlare di resilienza economica e di crescita, la realtà è che lo squilibrio tra offerta e domanda sta già cambiando il comportamento dei consumatori e questa trasformazione sarà visibile nei prossimi sei mesi. Forse allora, quando i dati economici inizieranno a mostrare il vero impatto, il sentiment cambierà, ma per ora non vediamo ancora questo cambiamento nei dati.
Il mercato vive di narrazioni, e la narrazione attuale è quella dell’avidità che vince sulla paura, ignorando che la guerra in Medio Oriente potrebbe trascinarsi e che i prezzi del petrolio continueranno a essere un fattore di instabilità economica globale.
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