Il Bureau of International Recycling (BIR) lancia l’allarme sulla proposta della Commissione europea relativa all’elenco dei paesi non appartenenti all’OCSE autorizzati a ricevere determinati rifiuti non pericolosi provenienti dalla UE. Secondo l’organizzazione mondiale del riciclo, il provvedimento rischia di provocare forti distorsioni nei mercati internazionali dei materiali riciclati e di interrompere importanti catene di approvvigionamento circolari.
Al centro delle preoccupazioni c’è l’esclusione dalla lista di alcuni dei principali mercati asiatici per il recupero di rottami metallici ferrosi e non ferrosi, tra cui India, Malaysia e Thailandia. La possibile restrizione ha già suscitato reazioni tra commercianti, riciclatori e associazioni di settore in diversi paesi. Tra queste figurano Recycling Europe, le associazioni tedesche CMA e BVSE e l’indiana MRAI.
Per il BIR, limitare le esportazioni non significa automaticamente creare in Europa la domanda o la capacità industriale necessaria per assorbire i quantitativi di rottami oggi destinati ai mercati asiatici. Al contrario, il rischio è che l’eccesso di materiale disponibile sul mercato europeo provochi una pressione al ribasso sui prezzi dei materiali riciclati, riduca gli incentivi alla raccolta e renda meno conveniente investire nell’aumento della capacità di riciclo.
Il problema riguarda in particolare l’alluminio. Secondo il BIR, l’Europa produce già più alluminio riciclato di quanto gli impianti domestici siano in grado di gestire. Il commercio internazionale consente invece di collegare differenti qualità e tipologie di rottame con gli impianti capaci di recuperarli e con i mercati che possono utilizzarli. Bloccare questi flussi potrebbe quindi creare un problema di equilibrio tra disponibilità del materiale e capacità di trattamento.
Il BIR riconosce l’obiettivo della Commissione di garantire una gestione ambientalmente corretta dei rifiuti, ma chiede che eventuali restrizioni siano proporzionate e basate su solide evidenze, coinvolgendo concretamente imprese, associazioni del riciclo e governi dei paesi interessati.
La consultazione pubblica della Commissione europea resterà aperta fino al 16 ottobre. Il BIR invita quindi gli operatori a fornire dati, correzioni e casi concreti per verificare l’adeguatezza delle autorizzazioni previste. L’organizzazione sta preparando una risposta coordinata dell’industria e punta a un quadro normativo capace di coniugare tutela ambientale, riciclo responsabile, catene di approvvigionamento resilienti e libero commercio dei materiali riciclati.
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