Dopo la brusca inversione ribassista registrata nella parte finale del 2024, il mercato del manganese ha aperto il 2025 con un andamento sostanzialmente piatto. Un avvio prudente che ha convissuto con prospettive di domanda strutturalmente solide, sostenute soprattutto dallo sviluppo del comparto delle batterie per veicoli elettrici, ma frenate da dinamiche di offerta e da un contesto macro meno favorevole.
Un primo semestre tra tensioni logistiche e segnali contrastanti
Nei primi mesi del 2025 il mercato del manganese ha mostrato segnali misti. Da un lato, problemi logistici e scorte limitate hanno temporaneamente sostenuto i prezzi. In Cina, le giacenze portuali di minerale sono scese a minimi pluriennali nel mese di marzo, attestandosi intorno a 3,7 milioni di tonnellate. Il calo è stato attribuito a colli di bottiglia nei trasporti e a consumi regolari da parte dei produttori di leghe e dell’industria siderurgica.
Questo contesto ha favorito un rimbalzo delle quotazioni nella prima parte della primavera, con i prezzi del minerale che hanno toccato un massimo per il 2025 a 4,48 dollari per tonnellata. La spinta, tuttavia, si è rivelata di breve durata.
L’aumento dell’offerta riporta pressione sui prezzi
Con l’avanzare dell’anno, il quadro si è progressivamente spostato verso una situazione di abbondante disponibilità. Nel primo semestre la produzione globale di minerale di manganese ha raggiunto circa 10,1 milioni di tonnellate, sostenuta soprattutto dall’incremento delle esportazioni dal Sudafrica e dal Gabon, oltre alla ripresa delle spedizioni australiane interrotte nel 2024.
Parallelamente, la domanda legata alla siderurgia ha mostrato segnali di debolezza. In Cina, principale consumatore mondiale, la produzione di acciaio è diminuita di circa il 3% su base annua, penalizzata dal rallentamento della domanda interna. India e Nord America hanno registrato aumenti più contenuti, insufficienti però a compensare il calo cinese.
Anche il mercato delle leghe di manganese ha risentito del contesto, con volumi di vendita in lieve flessione e margini compressi dall’aumento dei costi delle materie prime. Entro il 20 giugno, i guadagni accumulati nella prima parte dell’anno si erano erosi, con i prezzi del minerale scesi a 4,21 dollari per tonnellata.
Le attese degli operatori
Secondo Eramet, uno dei principali produttori mondiali, l’offerta di minerale è destinata ad aumentare ulteriormente, grazie al pieno rientro sul mercato dei volumi australiani. Questo incremento potrebbe essere solo in parte compensato da una possibile revisione al ribasso delle esportazioni sudafricane. Sul fronte della domanda, l’azienda prevede un indebolimento stagionale delle leghe.
Diversi analisti avvertono che le espansioni produttive in corso rischiano di accentuare una situazione di sovraccapacità, con inevitabili ripercussioni sui prezzi. A questo si aggiunge l’incertezza legata a misure protezionistiche, come le nuove quote europee sulle ferroleghe, che potrebbero alterare i flussi commerciali tradizionali.
Acciaio ancora centrale, ma crescono le applicazioni “battery grade”
Nonostante le difficoltà cicliche, la siderurgia continua a rappresentare la quota dominante della domanda di manganese. Allo stesso tempo, stanno emergendo cambiamenti strutturali nei consumi. L’interesse per il manganese ad alta purezza destinato alle batterie agli ioni di litio e alle nuove chimiche per veicoli elettrici è in aumento, anche se nel breve termine il contributo ai prezzi resta limitato.
Secondo Fastmarkets, le prospettive di rafforzamento della domanda di manganese per batterie in Cina sono state in parte ridimensionate dalle difficoltà del mercato NCM (nichel-cobalto-manganese) e da un contesto geopolitico complesso.
Chimiche emergenti e ricerca di alternative a nichel e cobalto
Durante un recente webinar di SC Insights, gli esperti hanno sottolineato come le chimiche catodiche ad alto contenuto di manganese stiano attirando crescente attenzione. L’obiettivo dei costruttori è ridurre i costi e la dipendenza da nichel e cobalto, materie prime più volatili e concentrate geograficamente.
Le batterie ad alto nichel restano predominanti, ma in Europa e Nord America si stanno esplorando soluzioni basate su manganese come alternativa più economica e performante. In questo contesto, i produttori di veicoli sono sempre più spinti verso l’integrazione verticale e l’approvvigionamento diretto delle materie prime, per gestire meglio la volatilità dei prezzi e la sicurezza delle forniture.
Le chimiche ricche di manganese non sono destinate a sostituire completamente NCM e LFP, ma piuttosto ad affiancarle. Un segnale concreto arriva dall’Australia, dove Firebird Metals ha annunciato a marzo la produzione delle prime batterie EV al litio manganese ferro fosfato, aprendo la strada a un nuovo segmento di mercato.
Nazionalismo delle risorse e rischi geopolitici
Sul fronte dell’offerta di lungo periodo, cresce l’attenzione per le politiche di nazionalismo delle risorse. Il Gabon, secondo esportatore mondiale, ha annunciato l’intenzione di vietare le esportazioni di minerale di manganese a partire dal gennaio 2029. Nel 2024 il paese ha spedito oltre 7 milioni di tonnellate di minerale ad alto tenore, fondamentale sia per le leghe sia per le filiere emergenti delle batterie.
Un eventuale divieto colpirebbe in particolare gli acquirenti cinesi e i trasformatori europei, in un momento in cui alcune miniere chiave, come GEMCO in Australia, sono attese a fine vita nel corso del prossimo decennio. La trasformazione in loco offre opportunità di maggiore valore aggiunto, ma richiede investimenti significativi e comporta nuove sfide ambientali e logistiche.
In questo scenario si inserisce la decisione dell’Unione Europea di designare il progetto Chvaletice di Euro Manganese come strategico nell’ambito del Critical Raw Materials Act. La mossa riflette la volontà di rafforzare la produzione interna di materiali critici per la transizione energetica e potrebbe contribuire a irrigidire il mercato europeo del manganese nel medio termine.
Tra eccesso di offerta e nuovi driver di domanda
Le previsioni degli analisti indicano un mercato complessivamente equilibrato, ma attraversato da tensioni opposte. Nel breve periodo, la domanda per produrre acciaio resterà il principale motore, con l’India potenzialmente in grado di compensare una crescita più lenta in Cina ed Europa. Le applicazioni nelle batterie difficilmente influenzeranno in modo decisivo i prezzi nel prossimo anno, ma stanno acquisendo un peso strategico crescente.
Nel lungo termine, le prospettive restano moderatamente positive. Le stime di mercato indicano una crescita graduale del settore del manganese fino al 2035, sostenuta dalla combinazione tra industria siderurgica ed elettrificazione. Tuttavia, nel breve, il contesto stagionale e le incertezze sulla domanda di veicoli elettrici in Cina suggeriscono cautela, con margini limitati per una ripresa significativa dei prezzi.
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