Il mercato siderurgico mondiale sta attraversando una fase caratterizzata da sovraccapacità produttiva, domanda debole e crescente frammentazione regionale. È questa la lettura di Alex Gordienko, direttore export del gruppo spagnolo CELSA, intervenuto alla SteelOrbis 2026 Fall Conference & 95th IREPAS Meeting di Belgrado.
Il quadro appare particolarmente significativo perché arriva nonostante una crescita dell’economia mondiale prevista intorno al 3% nel 2026. La debolezza della domanda è infatti particolarmente evidente nel comparto dei prodotti lunghi. Nel primo semestre dell’anno il consumo globale è diminuito del 2% e per l’intero 2026 dovrebbe attestarsi intorno a 895 milioni di tonnellate, contro i 907 milioni del 2025.
A pesare maggiormente è il tondo per cemento armato, il cui consumo mondiale dovrebbe scendere da 376 a circa 356 milioni di tonnellate. La contrazione interessa soprattutto l’Asia, dove la domanda è prevista in calo da 271 a circa 251 milioni di tonnellate. Europa e Nord America mostrano invece una situazione relativamente più stabile.
La Cina rimane uno dei principali elementi di debolezza. Il settore delle costruzioni continua a mostrare difficoltà e la domanda interna non è sufficiente ad assorbire l’enorme capacità produttiva disponibile. Il risultato è una crescente pressione sui mercati esteri.
Anche la struttura dell’export cinese sta però cambiando. Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni di prodotti finiti sono diminuite del 3%, mentre quelle di semilavorati sono aumentate di oltre il 50%, raggiungendo circa 14 milioni di tonnellate. Dazi, barriere commerciali e misure di protezione adottate dai diversi paesi stanno quindi modificando sia le destinazioni dell’acciaio cinese sia le modalità con cui viene esportato.
Sul fronte opposto si trova l’India, sostenuta da investimenti infrastrutturali e da una domanda interna in crescita. La rapida espansione della produzione nazionale, tuttavia, limita la necessità di importazioni e potrebbe trasformare il paese in un concorrente sempre più rilevante sui mercati internazionali.
In questo scenario, i prezzi dei prodotti finiti rimangono relativamente stabili nonostante la volatilità di rottame, energia e trasporti. Con una domanda debole, le acciaierie hanno infatti margini limitati per trasferire l’aumento dei costi sui clienti.
Il tradizionale ciclo siderurgico globale si sta quindi trasformando progressivamente in una serie di cicli regionali, sempre più condizionati da domanda locale, capacità produttiva, politiche commerciali, dazi, sanzioni e tensioni geopolitiche. Il mercato dell’acciaio è sempre meno globale e sempre più diviso in aree con dinamiche proprie.
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