L’Iran ha avvisato il mondo di prepararsi ad un prezzo del petrolio di 200 dollari al barile, mentre l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha confermato che la crisi di Hormuz è uno dei peggiori shock petroliferi dagli anni ’70 (Reuters).
La guerra, scatenata dai raid aerei congiunti di Stati Uniti e Israele tre settimane fa, ha finora causato migliaia di morti, per lo più iraniani e libanesi, estendendosi al Libano e gettando nel caos i mercati energetici e i trasporti globali.
La guerra ha già spinto i produttori di petrolio della regione a ridurre drasticamente la produzione a causa dell’esaurimento degli spazi di stoccaggio. Sebbene una parte del petrolio stia lasciando la regione, sembra che si tratti principalmente di petrolio iraniano. La situazione è ulteriormente peggiorata a seguito degli attacchi iraniani contro le infrastrutture energetiche dei paesi limitrofi, in risposta agli attacchi israeliani e statunitensi contro le proprie infrastrutture, tra cui il gigantesco giacimento di gas di South Pars.
Oggi, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha dichiarato che potrebbe rilasciare ulteriori quantitativi di greggio dai propri depositi qualora se ne presentasse la necessità.
Le quotazioni attuali (23 marzo 2026) del Brent sono di 113,51 dollari al barile, mentre quelli del WTI sono di 99,91 dollari al barile.
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