Il mercato dei rottami (nello specifico quelli non-ferrosi) è un mercato sostanzialmente locale, dove prezzi e disponibilità di materiale risentono soprattutto di fattori geograficamente concentrati. Tanto è vero che in Italia, per esempio, non risulta quasi mai interessante conoscere i prezzi di raccolta in Giappone o in Australia.
Tuttavia, questa volta, c’è un elemento che accomuna molte tipologie di rottami in diverse parti del mondo: la bassa produzione di rottame. Lo ha segnalato il BIR Non-Ferrous Metals Division, nel suo ultimo report di settore.
Crollo dei volumi in Germania
Il fenomeno è ben visibile in Europa, dove l’industria del riciclaggio in Germania stima che i volumi disponibili siano diminuiti del 50% rispetto alla norma, compreso un forte calo dei tonnellaggi di rottami da demolizione a seguito del significativo rallentamento dell’edilizia.
Stessa cosa in Scandinavia, con un grosso calo degli afflussi di rottami, nonché prezzi elevati per alcuni articoli come cerchioni in alluminio, cavi in rame e motori. Nel frattempo, in Svezia, le autorità ambientali hanno deciso di classificare i normali rottami di cavi misti come rifiuti pericolosi se non viene dimostrato che la plastica residua non provoca danni.
Pochi rottami di rame e alluminio, ma prezzi alti in Giappone
Anche in Giappone la produzione di rottami di rame è bassa, molto di più della domanda (che permane comunque debole). In queste condizioni, i prezzi rimangono su livelli elevati, mentre la competizione tra i raccoglitori di rottami si sta facendo sempre più accesa, soprattutto per quanto riguarda i rottami di alluminio, interessati dalla nuova politica delle società elettriche di posticipare la sostituzione dei cavi elettrici.
In Australia e Nuova Zelanda, il rallentamento del settore delle costruzioni e le politiche governative per la riduzione dell’inflazione stanno provocando una contrazione dei volumi di rottami generati come conseguenza della diminuzione della spesa al consumo. Più o meno quello che sta accadendo anche in Canada, dove l’afflusso di rottami rallenta così come la produzione di metalli (nel paese il PMI è passato da un 52,4 di maggio ad un 48,8 di luglio).
Infine, va considerato che potrebbe tornare sul palcoscenico internazionale dei rottami non ferrosi anche il Pakistan come importatore. Infatti, in seguito ad un accordo raggiunto tra governo pachistano e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) sul deficit delle riserve estere del paese, le restrizioni alle importazione stanno già iniziando ad allentarsi.
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