Record dei consumi di carbone. L’Asia assorbe oltre l’83% della domanda

Nel 2025 il carbone ha segnato un nuovo record di consumi mondiali, ma ha perso quota nel mix energetico globale. L’Asia, guidata da Cina e India, domina la domanda; l’Europa arretra, gli Stati Uniti rimbalzano.

Il carbone ha raggiunto nel 2025 il massimo storico dei consumi mondiali: 166,0 exajoule, in aumento dello 0,7% rispetto al 2024. Il dato, tratto dallo Statistical Review of World Energy, racconta un sistema energetico che continua ad allargarsi più in fretta della sua capacità di decarbonizzarsi.

L’energia primaria globale è passata da 592,2 a 600,3 exajoule, con un incremento dell’1,4%. Il carbone è quindi cresciuto meno della domanda complessiva, scendendo dal 27,9% al 27,7% del mix energetico mondiale, ma il decremento del suo peso relativo è quasi irrilevante.

Sempre secondo lo Statistical Review of World Energy, le rinnovabili sono aumentate di quasi il 10% nel 2025, ad un ritmo largamente superiore a quello del carbone, ma ancora molto lontane dal sostituire le fonti fossili, in un contesto di domanda energetica che assorbe di tutto. La transizione energetica non riesce a fare grandi passi in avanti perché la capacità aggiuntiva non basta automaticamente a spegnere gli impianti a combustibili fossili, soprattutto nelle economie dove elettricità, acciaio, cemento e infrastrutture crescono insieme.

Il centro di gravità è asiatico

L’Asia Pacifico ha consumato 138,1 exajoule di carbone, pari all’83,2% del totale mondiale. La Cina da sola ha assorbito 92,2 exajoule, il 55,6% dei consumi mondiali; l’India ne ha utilizzati 23,1, equivalenti al 13,9%. Insieme, Cina e India sfiorano il 70% della domanda globale di carbone e con l’Indonesia arrivano a quasi il 73%.

Nei paesi non appartenenti all’OCSE, che nel 2025 hanno rappresentato l’85,2% dei consumi, la domanda di carbone è cresciuta in media dell’1,9% annuo nell’ultimo decennio. Nei paesi OCSE, invece, è diminuita del 4,8% annuo. Si tratta di una frattura che riflette strutture industriali, disponibilità di risorse, costi dell’energia e livelli diversi di sviluppo.

L’Europa ha consumato appena il 4,4% del carbone mondiale, mentre l’Unione Europea si è fermata al 2,8%, dopo un ulteriore calo dei consumi del 3,2%. Il disimpegno europeo è concreto, ma incide poco sulla traiettoria aggregata di un mercato dominato dall’Asia. Le istituzioni occidentali possono fissare obiettivi, tassonomie e calendari di uscita ma non possono però riscrivere da sole la geografia dell’industria pesante globale.

Meno elettricità, più domanda industriale

La sorpresa più significativa del 2025 è la divergenza tra consumo totale e produzione elettrica. La generazione mondiale da carbone è scesa dello 0,3%, a 10.511 terawattora, mentre i consumi complessivi hanno raggiunto il record. Non è una contraddizione dal momento che il carbone non entra solo nelle centrali elettriche, ma anche negli altiforni, nei cementifici e in altri processi industriali difficili da elettrificare rapidamente.

In Cina, la produzione elettrica da carbone è calata dell’1,1%, a 5.756 terawattora; in India la flessione è stata del 3%, a 1.464 terawattora. I due paesi concentrano quasi il 69% della generazione elettrica mondiale da carbone, quindi piccoli arretramenti percentuali producono effetti visibili sul totale globale.

Nell’Asia Pacifico la generazione a carbone è diminuita dell’1,2%, mentre l’Europa ha registrato un ulteriore calo del 3,4%. L’Unione Europea è scesa del 3,6% e pesa ormai solo per il 2,6% della produzione elettrica globale da carbone. Il record dei consumi va dunque cercato soprattutto fuori dalla sola domanda elettrica, tra usi industriali, qualità del combustibile, rendimenti degli impianti e variazioni delle scorte.

Il rimbalzo americano non cancella il declino

Gli Stati Uniti sono stati l’eccezione più vistosa nel mondo sviluppato. Il consumo di carbone è salito del 10,4%, a 8,7 exajoule, mentre la generazione elettrica è aumentata del 13,1%, fino a 804 terawattora. Anche la produzione interna è cresciuta del 4,4%, in un anno che ha riportato il carbone al centro del mix elettrico statunitense più di quanto molti osservatori si aspettassero.

L’aumento americano, circa 0,8 exajoule, è stato persino superiore all’incremento netto globale, pari a circa 0,7 exajoule. Significa che i cali registrati altrove hanno compensato una parte significativa del rimbalzo degli Stati Uniti.

Produzione stabile, commercio in calo

La produzione mondiale è rimasta prossima ai massimi, a 180,8 exajoule, ma sostanzialmente piatta nel 2025. La Cina ha aumentato l’estrazione dell’1,7% ed è arrivata al 52,4% della produzione globale. Il suo consumo è rimasto quasi invariato, mentre le importazioni sono scese del 10,1%: più produzione domestica, meno spazio per il carbone acquistato all’estero.

Il risultato è stato un arretramento del commercio mondiale del 3,1%, a 35,3 exajoule. L’Indonesia, principale esportatore globale, ha visto le vendite estere ridursi del 7,4%; le esportazioni degli Stati Uniti sono calate dell’11,5% e quelle della Colombia del 21,3%. Il consumo record non ha prodotto un boom degli scambi perché una quota enorme del carbone viene estratta e bruciata entro gli stessi confini nazionali.

Un mercato diviso in due

I dati del 2025 non dimostrano né la scomparsa del carbone né il fallimento della transizione energetica. Mostra piuttosto la coesistenza di due tempi: nelle economie mature il combustibile perde impianti, quote e centralità; nelle grandi economie asiatiche conserva una funzione industriale ed elettrica.

Il punto non è stabilire se il carbone sia “finito” o “tornato”. Il punto è capire dove resta indispensabile, per quali usi e con quali ricadute sui flussi commerciali. Finché la domanda energetica globale continua a salire e la base industriale asiatica resta legata al carbone, i record assoluti potranno convivere con quote di mercato in graduale erosione. È una transizione reale, ma molto meno semplice, rapida e a senso unico di come spesso viene raccontata.

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Record dei consumi di carbone. L’Asia assorbe oltre l’83% della domanda was last modified: Agosto 1st, 2026 by Joseph Picone