Tra premi e prezzi deboli, l’alluminio sta meglio di quanto sembra

Il mercato dell'alluminio in Occidente è travagliato dall'incertezza ma, se allarghiamo lo sguardo alla Cina, le prospettive sembrano migliori.

Come sottolineato da più parti, è l’incertezza che prevale sul mercato dell’alluminio in tutti i paesi occidentali (in Cina e in India il discorso è abbastanza diverso).

L’inflazione a livelli molto alti e l’aumento dei tassi d’interesse stanno scoraggiando i consumatori, allontanandoli dallo spendere. Di conseguenza, molti settori economici stanno rallentando, con l’edilizia in forte flessione e con le aziende manifatturiere che cercano di ridurre i livelli delle proprie scorte. Naturalmente, il mercato dell’alluminio ne sta risentendo negativamente.

Tuttavia, in mezzo a tanto pessimismo, gli esperti ci ricordano che esistono due elementi che lasciano immaginare prospettive più positive. Uno è l’imminente transazione energetica e l’altro è il basso livello delle scorte di borsa.

Il negativo che penalizza il mercato

Cominciamo ad esaminare gli aspetti negativi del mercato. Innanzitutto, la domanda in quasi tutti i comparti dell’alluminio rimane debole. Dall’edilizia agli imballaggi, nessuno ha fame di alluminio. Come accennato, gli alti tassi d’interesse hanno paralizzato l’edilizia dei paesi occidentali, mentre il settore degli imballaggi è ingolfato dalle ingenti scorte fatte quando i prezzi dell’alluminio sono scesi alla fine dello scorso anno.

In queste condizioni c’è poco da sperare che i prezzi del metallo possano riprendersi nel breve termine. I premi, probabilmente, scenderanno ulteriormente nei prossimi mesi e, se non ci saranno stravolgimenti di mercato, anche nella prima parte del 2024.

Ma proprio l’incertezza di cui si diceva all’inizio, ha cambiato i comportamenti di acquisto dei consumatori. In questi frangenti chiedono infatti una maggiore flessibilità nei contratti, maggiore tolleranza per lo spostamento dei volumi e livelli di premio variabili per seguire la discesa delle quotazioni. La tolleranza sui volumi era di circa il 5% per i buoni clienti e circa del 3% per tutti gli altri. Ma, adesso, tutti chiedono il 10-15% e tutti vogliono premi fluttuanti.

Ovviamente, ciò rende più difficile per i produttori di alluminio riuscire a pianificare la produzione con anticipo.

Il positivo che dà speranze

Guardando invece la parte mezza piena del bicchiere, va rilevato che la situazione sarebbe potuta essere assai peggiore se non fosse stato per la domanda sorprendentemente buona di alluminio proveniente dalla Cina. Il settore fotovoltaico, gli impianti di climatizzazione e i nuovi autoveicoli hanno compensato il calo della domanda da parte del settore dell’edilizia, aiutato comunque dalle misure di stimolo di Pechino.

Gli analisti si attendono adesso che la domanda cinese cresca del 4-5% quest’anno, percentuali che nessuno si sarebbe aspettato all’inizio dell’anno.

Inoltre, la transizione energetica sta procedendo e, con essa, la necessità di nuove infrastrutture. Indubbiamente, la sostenibilità è diventata il centro dell’attenzione dei mercati.

Mentre le scorte di borsa rimangono ai minimi storici, la Cina continua ad assorbire alluminio, con la produzione nei mercati occidentali limitata dai tagli legati ai prezzi insostenibili dell’energia negli ultimi due anni.

Non appena i consumatori occidentali avranno smaltito la sbornia dell’inflazione, la domanda supererà di gran lunga l’offerta… sempre che non arrivi qualcos’altro ad ubriacare i mercati occidentali.

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Tra premi e prezzi deboli, l’alluminio sta meglio di quanto sembra was last modified: Febbraio 14th, 2026 by Redazione online