Oro, Goldman Sachs taglia le previsioni: la FED torna a spaventare il mercato

Goldman Sachs taglia da 4.650 a 4.150 dollari l'oncia la previsione sull'oro per fine 2026. A pesare sono le prospettive di nuovi rialzi dei tassi della Federal Reserve, alimentate dalle pressioni inflazionistiche e dal petrolio vicino a 100 dollari al barile.

Goldman Sachs ridimensiona le aspettative sull’oro per fine 2026. La banca d’affari americana ha abbassato il proprio obiettivo di prezzo da 4.650 a 4.150 dollari l’oncia, una revisione significativa che riflette il cambiamento delle prospettive sui tassi d’interesse statunitensi. Sul mercato sta tornando a farsi sentire la vecchia paura che una Federal Reserve (FED) più aggressiva potrebbe togliere ossigeno al metallo prezioso proprio mentre le quotazioni cercano di consolidare i recenti guadagni.

La revisione arriva in un momento delicato. Secondo Reuters, la scorsa seduta (venerdì) l’oro spot ha perso lo 0,3%, scendendo a 4.076,91 dollari l’oncia, pur mantenendo un progresso settimanale del 5%. Anche i futures americani con consegna a dicembre sono arretrati dello 0,6%, a 4.088 dollari. Un mercato che ha recuperato terreno, ma che resta esposto a cambiamenti nelle aspettative monetarie.

La Federal Reserve torna protagonista

A cambiare il quadro sono soprattutto i segnali provenienti dalla banca centrale americana. La scorsa settimana due esponenti della FED hanno espresso sostegno a ulteriori aumenti graduali dei tassi d’interesse, ritenendoli uno strumento utile per riportare l’inflazione sotto controllo. Un messaggio che ha immediatamente riacceso le preoccupazioni degli investitori.

Prezzi oro dell'ultimo anno

Secondo Reuters, i trader attribuiscono una probabilità del 64% a un aumento dei tassi nel prossimo dicembre. Se questa prospettiva dovesse concretizzarsi, l’oro potrebbe incontrare nuove difficoltà. Il metallo giallo non distribuisce interessi né dividendi e, quando i rendimenti degli strumenti finanziari tradizionali diventano più interessanti, mantenerlo in portafoglio comporta un costo-opportunità maggiore. In altre parole, una politica monetaria restrittiva rende meno conveniente detenere oro.

La decisione di Goldman Sachs sembra quindi riflettere soprattutto un cambiamento nelle condizioni finanziarie attese, più che un deterioramento strutturale delle prospettive del metallo prezioso.

Il petrolio a 100 dollari complica i piani

C’è però un altro elemento che rende la situazione particolarmente interessante: il petrolio. Il Brent viaggia intorno ai 100 dollari al barile, un livello che alimenta le preoccupazioni sulle pressioni inflazionistiche. La correlazione tra energia, inflazione e oro è tornata ad essere particolarmente significativa.

Il problema per l’oro è che un petrolio costoso può alimentare l’inflazione e spingere la Federal Reserve a mantenere una posizione più aggressiva. Il risultato è una combinazione poco favorevole per il metallo giallo, con l’energia che sostiene i timori inflazionistici e proprio questi timori possono provocare una risposta monetaria penalizzante per l’oro.

Il mercato aspetta i dati sull’occupazione americana

Adesso l’appuntamento importante è rappresentato dai dati sull’occupazione statunitense di ottobre, la cui pubblicazione è prevista questa settimana. Gli investitori guardano ai nonfarm payrolls per capire quale direzione potrebbe prendere la politica monetaria nei prossimi mesi. Un mercato del lavoro più debole potrebbe ridurre le pressioni sulla banca centrale e rendere meno convincente l’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi.

Per l’oro, quindi, il dato assume un’importanza particolare, visto che la prospettiva di ulteriori rialzi dei tassi rappresenta oggi uno dei principali ostacoli alla crescita delle quotazioni, mentre eventuali segnali di rallentamento economico potrebbero contribuire ad alleggerire questa pressione.

La revisione di Goldman Sachs a 4.150 dollari non equivale dunque a una scommessa contro l’oro. È piuttosto il riconoscimento che, almeno nel breve periodo, la politica monetaria americana potrebbe avere più peso delle aspettative rialziste degli investitori. E con il petrolio vicino a 100 dollari, la FED ha ancora parecchi motivi per non abbassare la guardia.

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Oro, Goldman Sachs taglia le previsioni: la FED torna a spaventare il mercato was last modified: Novembre 8th, 2026 by David Klein