L’oro digitale promette di portare al metallo prezioso clienti che finora non hanno mai comprato né lingotti né fondi auriferi. Secondo le stime del World Gold Council (WGC) e di Boston Consulting Group (BCG), entro il 2031 potrebbe generare 95 miliardi di dollari di nuovi investimenti. La questione centrale, però, riguarda la fiducia in chi custodisce l’oro e promette di restituirlo.
Un report appena pubblicato colloca il mercato attuale tra 45 e 55 miliardi di dollari e prospetta una crescita a 160-170 miliardi entro il 2031. Più del triplo, dunque, e una grossa opportunità per chi vende oro di raggiungere un pubblico diverso dalla clientela abituale.
Il cliente da conquistare non possiede ancora oro
Ma come funziona l’oro digitale? L’investitore acquista oro fisico attraverso un conto digitale o un token, mentre un depositario conserva il metallo. Secondo WGC e BCG, i conti con oro in custodia rappresentano l’89% del mercato, mentre ai token spetta la quota restante. Sono esclusi gli ETF garantiti da oro, i prodotti a leva e le stablecoin garantite dal metallo.
Circa il 65% della domanda ancora da intercettare proverrebbe da persone che non hanno mai investito in oro. Per ABC Bullion, prodotti come quelli di Tether o Paxos hanno raggiunto anche persone che non avrebbero acquistato un ETF aurifero o un lingotto.
Il lingotto d’oro deve essere riscattabile
Quasi nove intervistati su dieci prenderebbero in considerazione l’oro digitale a determinate condizioni. condizioni. Quattro investitori su cinque considerano prioritaria l’affidabilità del fornitore. Regole più chiare, prove della copertura in metallo fisico e possibilità concrete di ritirarlo sono quindi condizioni commerciali essenziali.
Alcuni prodotti già esistenti sul mercato consentono il riscatto fisico di metallo giallo in un solo luogo al mondo oppure richiedono una disponibilità equivalente a un lingotto da 400 once. Per il piccolo investitore, condizioni del genere rischiano di non rendere l’investimento attrattivo. Ridurre le quantità minime e moltiplicare i punti di consegna renderebbe più credibile la promessa su cui poggia il prodotto.
Conta anche dove lo si compra. Nei mercati in cui l’oro digitale è disponibile attraverso applicazioni bancarie, di pagamento o multifunzione già familiari, l’adozione risulta fino a sette volte superiore. La conoscenza di questi strumenti raggiunge il 76% in Indonesia e il 71% in India, contro il 19% in Canada.
Il divario è anche generazionale. Infatti, metà degli intervistati tra 25 e 34 anni conosce l’oro digitale, contro il 23% degli ultracinquantacinquenni.
Le previsioni funzionano se gli ostacoli si riducono
Le stime di WGC e BCG poggiano su un’indagine condotta tra oltre 12.000 investitori individuali in 12 paesi e su interviste a 20 esperti. Le risposte alimentano un modello esteso a 96 paesi, rappresentativi del 98% della ricchezza mondiale investibile.
Per gli operatori tradizionali, il digitale potrebbe alimentare anche le vendite di metallo fisico. L’esperienza di Royal Mint racconta che al lancio di DigiGold si temeva di sottrarre clienti all’offerta di lingotti. Invece, si è verificato un percorso dal digitale al possesso fisico. È una prospettiva interessante per il settore, purché quando il cliente decide di uscire dalla APP, l’oro sia davvero accessibile!
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