Per decenni i diamanti sono stati raccontati attraverso un linguaggio codificato: taglio, colore, purezza e carati. Una formula semplice che ha definito il loro valore e il loro fascino. Ma una nuova stagione di ricerca sta aprendo una quinta dimensione, capace di mettere in ombra tutte le altre: l’origine.
È lì, a centinaia di chilometri sotto i nostri piedi, che prende forma la vera storia delle gemme più celebri della Terra. Una storia che è un viaggio scientifico e che riscrive ciò che credevamo di sapere sulle pietre più pure e più grandi della storia.
La storia che mancava ai diamanti
La narrazione moderna dei diamanti è nata nel dopoguerra, quando la celebre frase “Un diamante è per sempre” ha trasformato una gemma in un simbolo universale di amore eterno. Ma quella campagna, tanto iconica quanto efficace, ha messo in secondo piano l’aspetto più straordinario di tutti: la loro origine geologica.
Oggi, mentre ci si interroga sul valore distintivo dei diamanti naturali in un mondo popolato da pietre create in laboratorio, la ricerca scientifica offre una risposta potente. Ciò che può davvero differenziare una gemma naturale non è solo la sua bellezza, ma la sua storia. Funziona esattamente come accade per gli anelli realizzati con meteoriti dove il fascino non è nella composizione, ma nel viaggio cosmico che li ha generati.
Applicare questa logica ai diamanti significa restituire loro una dimensione epica, quella di testimoni dei processi più profondi del nostro pianeta. Ed è qui che la scienza ci sorprende dal momento che i diamanti più famosi non si sono formati dove pensavamo.
Un viaggio lungo 800 chilometri
Non tutte le gemme nascono negli stessi ambienti. Molte pietre preziose provengono dalla crosta terrestre, un mondo relativamente poco profondo. I diamanti, invece, sono creature del mantello e già questo li rende speciali. Ma la ricerca recente ha rivelato un dettaglio sorprendente circa l’esistenza di due famiglie distinte.
- I diamanti litosferici, i più comuni, si formano tra i 150 e i 200 chilometri di profondità, nelle antiche radici dei continenti.
- I diamanti super-profondi, invece, sono un’eccezione rarissima, appena l’1-2% di quelli estratti. Nascono tra 300 e 800 chilometri di profondità, in un mantello che scorre lentamente, ben al di sotto delle placche continentali.
Come possiamo esserne certi? Non attraverso carotaggi impossibili, ma grazie ai dettagli nascosti nei diamanti stessi. Minuscole imperfezioni che si sono rivelate scrigni di informazioni.
Le inclusioni: difetti o messaggeri del mantello terrestre?
Per chi acquista una gemma, un’inclusione è un difetto. Per un geologo, è una rivelazione. Ogni minuscolo frammento intrappolato all’interno di un diamante è una capsula del tempo che conserva le condizioni del luogo in cui la pietra è nata.
Alcuni minerali presenti nelle inclusioni — come il ferropericlasio o il granato majoritico — esistono solo in condizioni di pressione estreme. Il loro ritrovamento all’interno dei diamanti è la prova diretta che alcune gemme provengono dagli abissi del pianeta.
Il caso che ha cambiato tutto è arrivato dal Brasile, negli anni ‘90. Le pietre dell’area di Juina erano piene di inclusioni super-profonde. Una scoperta che ha aperto la strada a una domanda rivoluzionaria: e se anche i diamanti più famosi del mondo appartenessero a questa categoria?
L’era dei “Clipper”: quando i giganti rivelano la verità
La risposta è arrivata nel 2016, quando il Dr. Smith, ricercatore senior del Gemological Institute of America (GIA), ha pubblicato su Science uno studio che ha ribaltato ogni convinzione. I diamanti super-profondi non erano solo piccoli e scientificamente interessanti, ma comprendevano i più grandi, puri e celebri della storia.
Per identificarli, Smith ha coniato il termine “Clipper”, ispirato al Cullinan, il diamante grezzo più grande mai trovato. I Clipper presentano caratteristiche inconfondibili come dimensioni imponenti, purezza eccezionale, forme grezze irregolari e superfici segnate dalla corrosione.
La sorpresa più eclatante è arrivata dall’analisi delle loro inclusioni. Minerali ritenuti per anni semplici residui di grafite si sono rivelati frammenti di minerali del mantello inferiore, ricoperti da crepe dove il carbonio si era trasformato in grafite durante la risalita. Ancora più sorprendente è stata la scoperta di inclusioni metalliche — leghe di ferro, nichel, carbonio e zolfo — che suggeriscono un’origine in goccioline di metallo fuso.
La conclusione? I diamanti più famosi appartengono quasi certamente a questa élite. Probabilmente, un diamante di tipo IIa, colore D, purezza IF e oltre 5 carati ha più del 90% di probabilità di essere super-profondo. Per i diamanti blu di tipo IIb, come l’Hope, la certezza è pressoché totale.
Il motore della creazione: la tettonica a placche
A rendere possibile tutto questo è la forza che modella il nostro pianeta: la tettonica a placche. Le zone di subduzione, dove le placche oceaniche sprofondano nel mantello, trasportano carbonio, acqua e metalli nelle profondità. Sono questi gli ingredienti che danno il via alla cristallizzazione dei diamanti super-profondi.
Tre processi si rivelano fondamentali:
- La fusione di carbonati, che libera fluidi ricchi di carbonio.
- Il rilascio di acqua da minerali idrati che si destabilizzano.
- La presenza di metallo fuso, da cui cristallizzano i diamanti Clipper.
Molti di questi processi avvengono oltre la soglia dei 660 chilometri, un confine geologico cruciale che separa il mantello superiore da quello inferiore. Le inclusioni di minerali tipici di questa zona sono prove definitive dell’origine abissale di alcune delle gemme più preziose mai scoperte.
Oltre il lusso c’è la storia del nostro pianeta
Questa nuova visione cambia radicalmente il significato dei diamanti naturali. Non più soltanto simboli romantici o oggetti di lusso, ma messaggeri geologici che raccontano il funzionamento profondo della Terra.
Indossare un diamante super-profondo significa portare al dito un frammento formato in un ambiente che nessun essere umano ha mai visto, un pezzo del motore interno del pianeta. Una storia che nessun laboratorio potrà replicare e che restituisce alla gemma un valore culturale e scientifico che va oltre ogni scintillio.
I diamanti sono creazioni inaspettate, prodotti di un pianeta dinamico. E forse è proprio questo il loro vero fascino: non la perfezione esteriore, ma il viaggio incredibile che li ha portati dagli abissi del mantello terrestre alla luce del giorno.
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