Le turbolenze nei magazzini di alluminio del London Metal Exchange (LME) continuano a non far dormire ai traders sonni tranquilli e preannunciano scenari futuri burrascosi.
Quella che è stata sopranominata come la battaglia delle scorte LME, riguarda la differenziazione che è venuta a crearsi tra l’alluminio russo e non-russo. Qualcuno vuole soltanto alluminio non-russo e fa di tutto per non renderlo disponibile, lasciando invece il metallo russo libero e disponibile per chi voglia ritirarlo.
L’alluminio LME sarà tutto russo e a prezzi scontati?
La questione potrebbe sembrare troppo complicata o di scarso interesse per i consumatori, ma così non è visto che una delle conseguenze possibili potrebbe essere che il contratto LME sull’alluminio diventi di fatto un contratto russo, scambiato a prezzi più bassi sul mercato occidentale.
Con questa considerazione ben chiara in mente, proviamo ad andare a vedere nel dettaglio quello che sta succedendo…
La scorsa settimana, altre 83.875 tonnellate di alluminio fisico nei magazzini sono state messe a disposizione per il ritiro (quindi si sono abbassati gli stock disponibili di borsa). Probabilmente, il metallo in questione non verrà caricato per la consegna fisica, ma è molto chiaro che qualcuno non voleva che altri non potessero mettere le mani su metallo non-russo.
Come riporta Reuters, è stato il secondo colpo inferto alle scorte LME di alluminio nell’arco di un mese e i prezzi hanno cominciato a ballare con gli spread tra il contratto cash e quello 3 mesi scesi di 42 dollari per tonnellata prima di tornare ad un contango di 29 dollari.
Il mercato diviso tra chi non vuole e chi vuole il metallo russo
Come noto, i magazzini LME sono farciti di una buona parte dei quattro milioni di tonnellate di produzione annua della Russia. Inoltre, molti consumatori occidentali si sono auto-sanzionati e non vogliono alluminio russo, anche se proveniente dai magazzini di borsa. Lo stock in warrant LME a fine aprile comprendeva soprattutto materiale russo e indiano, che rappresentavano rispettivamente il 52% e il 47% del totale.
È probabile che altro metallo in eccedenza, sia russo che indiano, arrivi nei magazzini LME nelle prossime settimane, scatenando la battaglia per assicurarsi il controllo dei marchi più ambiti (quelli non russi).
Una confusione di cui non c’era sicuramente bisogno in questo periodo e che potrebbe far crescere la volatilità dei prezzi dell’alluminio.
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