Più si avvicina il momento dell’entrata in vigore della nuova tassa sulle importazioni di alluminio prodotto con alte emissioni di carbonio (CBAM) e maggiori sono le preoccupazioni da parte degli operatori del settore.
Il timore è che per gli acquirenti dell’Unione Europea (UE) aumenteranno i costi delle forniture di una materia prima così importante come l’alluminio.
I premi aumenteranno
Secondo gli analisti, il nostro continente è già a corto di alluminio e gran parte della capacità produttiva persa a causa della crisi energetica non verrà ripristinata. Ciò accrescerà la necessità di importare metallo, ma i premi aumenteranno a causa del CBAM.
In altre parole, l’onere del CBAM ricadrà sulle spalle degli acquirenti europei e la competitività del nostro sistema industriale subirà un altro duro colpo, proprio in un momento in cui le importazioni crescono, sia in termini assoluti sia come quota del consumo europeo.
Come funziona il CBAM?
Il CBAM, annunciato da Bruxelles ad aprile, entrerà in vigore all’inizio di ottobre con un regime transitorio che diventerà definitivo nel gennaio 2026. L’idea che sta alla base di questo nuovo meccanismo è quella di garantire che il prezzo del carbonio del materiale importato sia equivalente al prezzo del carbonio della produzione interna europea, in modo che le crescenti importazioni di tutta una serie di beni industriali colpiti dal CBAM non compromettano gli obiettivi climatici di Bruxelles. Sostituirà il sistema di scambio di quote di emissione (ETS), con il costo dei certificati CBAM allineato al prezzo medio settimanale d’asta dei certificati ETS. Gli importatori dovranno dichiarare l’impronta di carbonio del materiale acquistato e comprare e restituire il numero corrispondente di certificati CBAM.
Naturalmente, quando una tassa come il CBAM viene calata nella realtà economica, gli effetti possono essere diversi da quelli studiati a tavolino da funzionari e burocrati. In questo caso, gli analisti specializzati sul mercato dell’alluminio ritengono che risulterà difficile, se non impossibile, raccogliere le informazioni sull’impronta di carbonio richieste dal CBAM, soprattutto nel caso in cui l’acquisto non avvenga direttamente dal produttore ma da qualche intermediario. La conseguenza sarà semplicemente quella che andrà pagata comunque la tassa per materiale proveniente da tutta una serie di fonti.
Per l’alluminio indiano i costi aggiuntivi sono superiori a 1.000 dollari per tonnellata
Nel caso dell’India, che esporta quasi un terzo della sua produzione di alluminio nella UE, gli esperti hanno stimato che quando il CBAM entrerà a regime, le esportazioni indiane verso l’Europa dovranno sostenere costi aggiuntivi superiori a 1.000 dollari per tonnellata.
Naturalmente, i fornitori extra-UE stanno già cercando come aggirare il CBAM pur continuando a vendere in Europa. Un modo in cui ciò sarebbe possibile è attraverso l’aumento dell’uso di rottami metallici. Se l’alluminio viene utilizzato per realizzare un prodotto e gli scarti di tale processo vengono rifusi in lingotti per l’esportazione in Europa, il CBAM non è dovuto nonostante l’elevato costo del carbonio per arrivare a questo risultato.
Saranno penalizzati i produttori dei paesi più poveri e meno inquinanti
Ma c’è di più, o meglio c’è di peggio… Si teme infatti che il CBAM decimerà il settore dell’alluminio nei paesi più poveri, che potrebbero avere un’intensità di carbonio relativamente bassa rispetto ai concorrenti, ma che non hanno la capacità di dimostrare le proprie credenziali ecologiche. Come nel caso del Mozambico, dove Mozal costituisce la più grande industria del paese con il 90% dell’alluminio prodotto che viene esportato, soprattutto verso nella UE.
Tutto ciò considerato, le conclusioni sono abbastanza sconfortanti. L’industria europea dell’alluminio ha subito tagli pesanti dalla crisi energetica, il metallo russo è stato emarginato dal continente e il CBAM aggiungerà nuovi costi per gli acquirenti.
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