Il mercato petrolifero si prepara a mesi di guerra: greggio sopra i 100 dollari, assicurazioni e noli marittimi ai massimi

L’industria petrolifera asiatica si sta preparando a uno scenario sempre più preoccupante: una guerra prolungata tra Stati Uniti e Iran, con conseguenze durature sui flussi di greggio dal Medio Oriente e sui prezzi dell’energia. È questo uno dei principali temi emersi all’Asia Pacific Petroleum Conference (APPEC), dove produttori, trader e raffinerie sembrano aver abbandonato l’ipotesi di una rapida soluzione diplomatica e si stanno organizzando per affrontare prezzi elevati e persistenti.

Secondo le testimonianze raccolte da Reuters alla conferenza, la situazione viene considerata come una vera e propria guerra di ego, nella quale né Washington né Teheran sembrano disposte ad accettare un accordo che non possa essere presentato come una vittoria. L’industria petrolifera asiatica vorrebbe che gli Stati Uniti abbandonassero il Golfo Persico e lasciassero ai paesi della regione la gestione della crisi, ma questo appare oggi lo scenario meno probabile. Di conseguenza, gli operatori guardano già alle elezioni americane di medio termine come possibile punto di svolta.

Le ripercussioni sul mercato fisico sono già evidenti. Il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile, mentre il greggio russo ESPO ha raggiunto un premio di circa 20 dollari rispetto al Brent, spinto dalla crescente difficoltà delle raffinerie cinesi nel reperire alternative al petrolio iraniano e venezuelano. I trader stanno inoltre prestando maggiore attenzione ai prezzi delle consegne fisiche, che riflettono meglio l’aumento dei costi logistici e assicurativi.

Il trasporto marittimo è diventato uno dei principali fattori di pressione. Le tariffe per le superpetroliere sulla rotta Medio Oriente-Cina hanno raggiunto quasi 800.000 dollari al giorno, mentre il costo del trasporto dal Golfo Persico all’Asia settentrionale è passato da circa 6 a 30 dollari al barile. Anche le assicurazioni sono esplose, arrivando a circa 2,50 dollari al barile contro appena 0,05 dollari prima della guerra.

Ancora più delicata è la situazione dei prodotti raffinati. Le raffinerie stanno lavorando a ritmi elevati per compensare le perdite di produzione, ma la capacità disponibile non sembra sufficiente. Le scorte globali vengono quindi progressivamente intaccate, aumentando il rischio di una crisi dei carburanti, soprattutto diesel.

Quello che inizialmente sembrava un conflitto destinato a durare pochi giorni o settimane si è trasformato in una crisi potenzialmente molto più lunga. Con lo Stretto di Hormuz ancora al centro dello scontro e Brent e WTI sopra i 100 dollari, il mercato petrolifero si trova ormai davanti alla prospettiva concreta di una lunga fase di prezzi elevati, maggiore volatilità e crescenti costi di approvvigionamento.

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Il mercato petrolifero si prepara a mesi di guerra: greggio sopra i 100 dollari, assicurazioni e noli marittimi ai massimi was last modified: Settembre 15th, 2026 by Redazione online