La ripresa del mercato mondiale dell’acciaio sarà più lenta del previsto. Worldsteel ha rivisto al ribasso le proprie stime di crescita della domanda per il 2026 e il 2027, indicando nella crisi strutturale cinese e nelle tensioni in Medio Oriente i principali fattori di debolezza.
Secondo l’ultimo Short Range Outlook, la domanda globale di acciaio rimarrà sostanzialmente stabile nel 2026, a 1.722 milioni di tonnellate, rispetto al 2025. La precedente previsione indicava una crescita dello 0,3%. Per il 2027, l’incremento atteso scende dal 2,2% all’1,7%, con consumi stimati in 1.752 milioni di tonnellate.
La revisione è dovuta soprattutto alla Cina. La ripresa al di fuori del mercato cinese mantiene invece il ritmo previsto in primavera, ma viene oscurata dalla contrazione del principale consumatore mondiale di acciaio e dalle perturbazioni energetiche legate alle tensioni geopolitiche.
La domanda cinese è prevista in calo del 2% nel 2026, una contrazione più marcata rispetto alle stime precedenti. La crisi immobiliare continua a frenare gli investimenti, mentre anche la spesa infrastrutturale rimane negativa. La crescita della domanda proveniente dal settore manifatturiero, sostenuta dalle esportazioni, non basta a compensare queste debolezze. Nel 2027, la flessione dovrebbe ridursi all’1%, ma le tensioni commerciali rappresentano un rischio significativo.
Il quadro è molto diverso in India, destinata a confermarsi il principale motore della crescita tra i grandi mercati siderurgici. La domanda dovrebbe aumentare del 7,9% nel 2026, raggiungendo 172,4 milioni di tonnellate, e dell’8% nel 2027, fino a 186,2 milioni. A sostenere i consumi sono infrastrutture, edilizia residenziale, energie rinnovabili e settore automobilistico.
In Medio Oriente, invece, il conflitto sta provocando un brusco deterioramento delle prospettive. Dopo la crescita del 17,7% registrata nel 2025, la domanda dei paesi del Golfo dovrebbe diminuire di circa l’11% nel 2026. Il rinvio di progetti, cantieri e decisioni finanziarie pesa sui consumi. Per il 2027 è atteso un rimbalzo dell’11,3%, subordinato al miglioramento della sicurezza e alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Tra gli altri mercati, spicca il Vietnam, per il quale è prevista una crescita a doppia cifra nel 2026, con consumi apparenti vicini a 30 milioni di tonnellate. Negli Stati Uniti, la domanda dovrebbe aumentare del 2%, sostenuta dagli investimenti nei data center e nelle infrastrutture energetiche.
L’Europa resta invece debole, con il consumo apparente di acciaio nella UE atteso in calo dello 0,3% nel 2026, prima di recuperare il 3,1% nel 2027. Le scorte accumulate in vista dell’entrata in vigore del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) contribuiscono a influenzare le dinamiche del mercato.
Il quadro complessivo evidenzia quindi un settore siderurgico sempre più diviso: la crisi cinese frena il mercato globale, mentre India e alcuni paesi emergenti sostengono la crescita. Per i produttori europei, la ripresa rimane fragile e dipenderà anche dall’evoluzione dei costi energetici, delle tensioni commerciali e delle politiche ambientali.
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