In Arabia Saudita stanno trivellando nel deserto, ma non alla ricerca di petrolio. Stanno cercando metalli che potrebbero essere sepolti sotto la sabbia e che potrebbero valere oltre 1,3 trilioni di dollari.
Il giovane e ambizioso Mohammed bin Salman, principe ereditario e leader di fatto dell’Arabia Saudita, è pronto ad investire miliardi per far diventare il paese un hub dei metalli che possa incidere sugli equilibri globali. Vuole convincere le compagnie minerarie internazionali che vale la pena esplorare, sviluppare ed estrarre metalli in Arabia Saudita.
Nuovi impianti di raffinazione e lavorazione in Arabia Saudita
Se il piano di bin Salman avesse successo, anche solo parziale, le conseguenze sarebbero significative e non solo in Medio Oriente. Infatti, cambierebbero le catene di forniture dei metalli e, soprattutto, cambierebbero le relazioni dell’Arabia Saudita con gli Stati Uniti, la Cina e i mercati emergenti.
Per il momento sta già nascendo una nuova miniera a cielo aperto di zinco e rame a circa 200 chilometri a ovest della capitale saudita, Riyad. Se tutto andrà bene, entro il 2025, il sito di Khnaiguiyah produrrà metalli tra cui 100.000 tonnellate all’anno di zinco e 10.000 tonnellate di rame. Non si tratta di grandi quantità, ma il piano del principe saudita prevede anche di acquistare risorse altrove per essere poi raffinate e lavorate in nuovi impianti in Arabia Saudita.
A luglio, l’Arabia Saudita ha preso parte a un accordo da 3,4 miliardi di dollari in Brasile, acquistando una partecipazione nell’unità di metalli di base di Vale SA. L’accordo ha dato agli arabi una quota del 10% in uno dei fornitori cruciali al mondo di nichel e rame, metalli essenziali necessari per la decarbonizzazione. La transazione è stata la prima di Manara Minerals, un veicolo creato dal potente fondo sovrano dell’Arabia Saudita (Maaden).
Si tratta dello stesso fondo sovrano che sta creando un nuovo gigante siderurgico nazionale con l’acquisizione dell’unità metalli del produttore chimico Saudi Basic Industries Corp. per 3,3 miliardi di dollari (Saudi Iron & Steel Company da Sabic).
Un fornitore di metalli e minerali alternativo alla Cina?
L’obbiettivo di bin Salman è di posizionare l’Arabia Saudita come fornitore alternativo alla Cina per i metalli e i minerali vitali per la transizione energetica globale, come le batterie per le auto elettriche. Il piano del regno è quello di trasformarsi in una potenza economica e industriale e per riuscirci ha bisogno di minerali e metalli. Rame prima di tutto, ma l’Arabia Saudita vuole estrarre anche fosfati e uranio per il suo nascente programma nucleare.
Probabilmente, l’ostacolo più grande alla realizzazione del sogno saudita è la geologia del paese che ha riserve di uranio, ma del tutto antieconomiche. Stesso discorso per i depositi di rame di origine vulcanica, cioè localizzati in aree di piccole e medie dimensioni, cosa che li rende meno attraenti per l’estrazione mineraria rispetto ai depositi che si trovano in altre aree del pianeta (le Ande per esempio).
Comunque vadano i piani del ricco principe saudita, rimane il fatto che, anche nell’era della rivoluzione digitale, della finanza globale e dell’Intelligenza Artificiale, è ancora la vecchia e sporca attività mineraria a costituire uno dei pilastri del nuovo futuro pulito. Una considerazione che fa sorridere sotto i baffi i vecchi lupi delle miniere.
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