Mercati

Un metallo destinato a crescere? L’uranio

Il parere dei più importanti analisti sui movimenti di prezzi dell’uranio, nel breve e nel lungo termine.

Il 5 agosto l’uranio a toccato il suo prezzo più basso degli ultimi 15 anni, 25 dollari per libbra.

Da inizio anno il metallo ha perso il 27% e l’eccesso di offerta non consente ai prezzi di accennare alcun minimo recupero nel brevissimo termine ma, nonostante ciò, gli analisti nutrono aspettative positive per il futuro.

Secondo l’ultimo report di FocusEconomics, l’aumento della domanda da parte di India, Russia e Cina non tarderà a far sentire l’effetto sui prezzi che, già a partire dagli ultimi mesi di quest’anno, potrebbero raggiungere una media di 33,20 dollari per libbra. Ma nel 2017 le cose andranno ancora meglio, con una media prevista di 39,50 dollari per il quarto trimestre.

Ad aumentare la tensione ci penseranno tutte quelle miniere di uranio che chiuderanno a causa delle quotazioni troppo basse

Dello stesso parere anche Cantor Fitzgerald che prevede un aumento violento dei prezzi causato da scorte inesistenti rispetto alla domanda attesa. Inoltre, ad aumentare la tensione ci penseranno tutte quelle miniere di uranio che chiuderanno a causa delle quotazioni troppo basse e che non l’hanno ancora fatto per i vecchi contratti stipulati a vecchi prezzi. Perciò il prezzo dell’uranio, secondo Cantor Fitzgerald, si attesterà a circa 40 dollari per libbra.

Scenari del tutto plausibili in considerazione del fatto che difficilmente i produttori di uranio continueranno a produrre in perdita a tempo indeterminato.

Meno ottimismo tra gli analisti di UBS, che prevedono un prezzo di 30 dollari per la fine del 2016, in calo rispetto alla precedente previsione di 37 dollari. Una revisione verso il basso a causa dei ritardi nel riavvio dei reattori nucleari in Giappone, dopo l’incidente di Fukushima.


Per il 2017, UBS proietta l’uranio a 32 dollari per libbra.

Tutto ciò con sullo sfondo i reattori nucleari della Cina, 34 in funzione e 20 ancora in costruzione (dati World Nuclear Association), che sono destinati a infiammare il mercato dell’uranio globale.

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