Trump e i dazi sulle terre rare cinesi. Un harakiri all’americana?

Le terre rare sono nell’elenco dei nuovi dazi da 200 miliardi di dollari che l’amministrazione Trump vuole imporre sulle importazioni dalla Cina.

Si è parlato molto delle tensioni commerciali in tutto il mondo, in particolare tra Stati Uniti e Cina. Queste tensioni, ormai una vera e propria guerra commerciale, hanno avuto inizio con i dazi su acciaio e alluminio, imposti da Donald Trump la scorsa primavera. I dazi hanno colpito, oltre alla Cina, anche gli alleati degli Stati Uniti.

A proposito di Cina, è difficile non pensare alle terre rare, un mercato dominato in modo preponderante dal gigante asiatico (controlla circa il 90%). Un mercato in cui le aziende occidentali, soprattutto nel settore dell’elettronica, dipendono fortemente dalle forniture cinesi di questi elementi.

Se la Cina interrompe le forniture di terre rare

Abbastanza sorprendentemente, tra i nuovi dazi sulle importazioni cinesi che Trump ha minacciato di imporre, ci sono anche le terre rare. Ma, come riportato dal New York Times il mese scorso, la Cina potrebbe reagire interrompendo la fornitura di questi elementi strategici, da cui dipendono la produzione, per esempio, degli smartphone.

Per quanto possa sembrare una mossa di harakiri da parte dell’amministrazione americana, alcuni metalli delle terre rare sono nella lista dei prodotti colpiti dai dazi. Tra loro ci sono lo scandio e l’ittrio, gli ossidi e di cloruri di terre rare, i composti di ittrio e i composti di cerio.

Non esssendoci molte possibilità di forniture alternative, le aziende statunitensi non avranno altra scelta che pagare di più per questi metalli. Sempre che la Cina non decida di interrompere le forniture, come successe con il Giappone nel 2010, dando ragione alle preoccupazioni che da anni ci sono circa la pericolosa dipendenza dell’Occidente dalle terre rare cinesi.

Nella migliore delle ipotesi sarà un disastro per gli americani

Nel caso degli Stati Uniti, la situazione è particolarmente critica. Come rileva lo US Geological Survey (USGS), è dal 2017 che non si estrae neanche un grammo di terre rare negli Stati Uniti. Al contrario, il paese ne ha importate, nel corso dello scorso anno, per 150 milioni di dollari (nel 2016 erano 118 milioni di dollari).

Insomma, il migliore scenario che si prefigge è che i consumatori americani pagheranno il costo dei nuovi dazi per le terre rare, pagando di più smartphone, computer, auto elettriche etc. etc. Ma esiste anche uno scenario peggiore: quello di un’interruzione delle forniture cinesi, che metterebbe in ginocchio le più importanti aziende americane di high-techApple e Tesla comprese.

C’e seriamente da chiedersi se Donald Trump sia davvero cosciente di quello che sta per fare…

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