Tempi difficili per i diritti umani in Corea del Nord

Vale di più far la pace con il vicino di casa o che il vicino di casa smetta di violentare e torturare la propria famiglia? Nel caso della Corea del Nord sembra che la normalizzazione dei rapporti prevalga sugli abusi dei diritti umani.

Tempi difficili per i diritti umani in Corea del Nord

I riflettori internazionali si sono spenti sulla Corea del Nord. Il problema delle armi nucleari nelle mani di un dittatore pazzo, per il momento, è risolto. Una buona notizia per il mondo, ma pessima per chi vive in Corea del Nord.

Adesso, Kim Jong-un, può continuare a violare i diritti umani del suo popolo, lontano dalle attenzioni del resto del mondo.

Violenze, campi di lavoro forzato, fame ed esecuzioni fanno parte della quotidianità in Corea del Nord. Circa 18 milioni di persone (il 70% della popolazione) soffrono di insicurezza alimentare e 10,5 milioni soffrono di malnutrizione.

Crimini contro l’umanità

Nonostante Kim Jong-un sia stato indicato come responsabile di crimini contro l’umanità dalle Nazioni Unite, la real politik impone a tutti, compresi Corea del Sud e Stati Uniti, di chiudere un occhio sulla questione dei diritti umani.

Probabilmente, è un silenzio doloroso per un paese come la Corea del Sud, che vede le tragedie e le difficoltà dei fratelli coreani separati da pochi metri di frontiera. È qui che fuggono i disertori nordcoreani, i cui racconti di orrori che sembravano dimenticati cadono nell’indifferenza dei più. Il processo di pace tra le due Coree prevale su tutto.

Sono lontani i tempi in cui Donald Trump mostrava davanti al Congresso statunitense Ji Seong-ho con le sue stampelle, come prova delle atrocità nordcoreane. Allora bisognava legittimare il bombardamento della Corea del Nord, adesso non interessa più a nessuno.

Ji Seong-ho, una storia che adesso non interessa più a nessuno

Ji Seong-ho aveva 14 anni quando, a digiuno da diversi giorni, cercò di portarsi via un po’ di carbone da un treno. Per la debolezza e il freddo intenso, svenne e cadde sui binari. Al suo risveglio, scoprì che il treno gli aveva tranciato una gamba e tre dita di una mano. Raccolto da uno sconosciuto e sopravvissuto dopo un intervento da macellai in ospedale, venne catturato dalla polizia mentre cercava di attraversare il confine con la Cina. Considerato una vergogna per il paese a causa del suo handicap, venne imprigionato e torturato. Riuscì a scappare e, attraversando a piedi (con una sola gamba!) la Cina, il Laos e la Birmania, arrivò in Thailandia e da lì, in aereo, in Corea del Sud, dove riuscì a raccontare la sua storia. Era il luglio 2006, 10 anni dopo il terribile incidente del treno.

Sono tempi difficili per i diritti umani in Corea del Nord, tra l’indifferenza di chi, fino a ieri, sembrava avere a cuore il destino del paese e il silenzio colpevole di chi è interessato più a normalizzare i rapporti tra le due Coree che non alle drammatiche condizioni dei nordcoreani.

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