Mercati

Tagli sul mercato delle terre rare

Le aziende minerarie attive nel settore delle terre rare hanno accolto con piacere la decisione presa questa settimana dalla Cina, l’attore dominante del mercato. Maggiore produttore mondiale, la Cina fornisce più del 90% di questi metalli in tutto il mondo.

Secondo i mass-media, il governo cinese ha in programma di chiudere il 20% della capacità produttiva. Inoltre le società minerarie attive in Cina dovranno ottenere delle licenze specifiche, con quote produttive assegnate preventivamente.  Tali misure dovrebbero servire ad eliminare i piccoli operatori nel settore, ancora numerosi in Cina. Secondo le dichiarazioni del Ministero dell’Industria, le miniere di terre rare, concentrate soprattutto nella Cina del nord, dovranno estrarre almeno 20.000 tonnellate e le fonderie dovranno garantire una produzione di 2.000 tonnellate. Secondo un portavoce del ministero, circa un terzo delle aziende non sarà in grado di soddisfare le nuove normative.

Negli ultimi mesi, i prezzi delle terre rare sono scesi dopo la crescita eccessiva dello scorso anno. Ma i consumatori, con le scorte ridotte al minimo, sono preoccupati per mancanza di alternative alle forniture cinesi. Le nuove norme, se applicate, porteranno tensioni sul mercato che si tradurranno in un aumento dei prezzi. Di fatto l’impatto immediato è stato sui prezzi delle azioni delle società cinesi di terre rare, aumentati successivamente alla decisione del governo cinese.


Continua nel frattempo l’azione di repressione delle attività di estrazione fuorilegge. La scorsa settimana, sono state arrestate 5o persone per attività mineraria illegale, nella provincia di Guangdong.

In settimana è stata avviata la piattaforma di trading per le terre rare, volta a regolamentare anche il mercato dei prezzi. La piattaforma, è dislocata a Baotou, nel nord della Cina, dove sono estratte più della metà di tutte le terre rare leggere di tutto il mondo.

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