Economia

Si aggrava la disputa con la Cina per le terre rare

Stati Uniti, Unione Europea e Giappone hanno chiesto al WTO (l’Organizzazione Mondiale per il Commercio) di intervenire per risolvere la controversia con la Cina sulle esportazioni di terre rare, metalli indispensabili alla produzione di beni quali, per esempio, le batterie per auto e tutte le tecnologie per l’energia pulita.

L’ufficio americano US Trade Representative, con sede a Ginevra, ha chiesto la risoluzione urgente della controversia tramite un arbitrato internazionale, dopo che le trattative durante quest’anno con la Cina non sono riuscite a produrre alcun risultato. Richieste analoghe sono state fatte durante questa settimana anche dalla UE e dal Giappone.

La Cina fornisce circa il 90 per cento delle terre rare del mondo, e la UE, con Giappone e gli Stati Uniti, già da marzo ha denunciato al WTO  che la Cina pone indebite restrizioni sulle esportazioni di questi metalli rari. Tali materiali sono usati per realizzare prodotti come le pale degli elicotteri della Boeing, i telefoni cellulari della Nokia e le turbine eoliche della Toyota.

“È vitale per tutti i lavoratori dell’industria americana che i produttori ottengano l’accesso equo e paritario a materie prime come le terre rare, così come la Cina aveva specificamente concordato al momento in cui è entrata a far parte del WTO nel 2001″ ha affermato in un comunicato, un funzionario americano dell’U.S. Trade Representative.

La Cina potrebbe, secondo regolamento, bloccare la prima richiesta di indagine, ma non potrebbe fare nulla contro una richiesta successiva.


La Cina ha dichiarato che il freno alle esportazioni di terre rare è necessario per la conservazione dei minerali e per la protezione dell’ambiente. Secondo gli Stati Uniti, le restrizioni servono soltanto a dare ai produttori cinesi un vantaggio competitivo e ad influenzare i prezzi a livello mondiale.

La richiesta di arbitrato per la risoluzione della controversia delle esportazioni cinesi,  riguarda non solo le terre rare, ma anche tungsteno e molibdeno.

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3 Commenti

  1. Il punto è che circa 25/30 anni fa quando si decise per interesse di profitto di lasciare ai cinesi di fatto il monopolio delle terre rare dato che costava meno acquistarle da loro, le società occidentali smisero di estrarle e metterle in produzione. Ora ci si lamenta perchè la Cina di fatto detiene il monopolio delle terre rare (siamo oltre il 90% dell’intera produzione mondiale) e la fa da padrona. Per cui la nuova tecnologia passa per forza attraverso la Cina o così o colà. Adesso mi pare che qualche società occidentale si sia decisa nuovamente a estrarre e produrre le terre rare, ma servirà del tempo perché sia funzionale. Se ora la Cina punta i piedi, fa bene. Potevano pensarci prima.

    Edit: E’ patetico che gli americani, ecc. ora si mettano a dire attenti al lupo, quando sono stati proprio loro a creare il lupo perchè economicamente gli conveniva di più ed è normale che la Cina punti i piedi detenendo di fatto il monopolio e non voglia cedere i diritti di estrazione a terzi esteri. Perchè mai lo dovrebbe fare?

  2. Prima ci hanno preso per la gola ora per le p….

    Complimenti per il sito , se è tuo…. letto qua e là ma come si potrebbe fare per creare queste terre rare qui in Italia? Non ci sono incentivi sul riciclaggio o cose simili?

    1. L’argomento del riciclaggio di metalli rari (di cui le terre rare fanno parte) è uno dei business più interessanti per i prossimi anni. Per l’Italia potrebbe essere l’occasione di avere una “miniera” di materiali strategici che la porterebbe ad un maggior peso geo-politico nei rapporti internazionali. Vi sarebbero ricadute importanti sull’occupazione, poichè chi detiene questi materiali influenza le politiche industriali del comparto high tech. Nel nostro piccolo sono ormai mesi che cerchiamo una corrente politica che possa appoggiare un simile progetto ma per il momento senza successo, ma speriamo che alla prossima tornata elettorale le cose cambieranno (movimento 5 stelle o altri).

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