Tecnologia e Scienza

La roccia che serve per fare la birra: la diatomite

Quando geologia fa rima con enologia, si scopre un mondo di rocce e alghe indispensabili per filtrare birra e vino, ma non solo…

Quale è il segreto per fare una buona birra? Qualcuno pensa sia l’acqua, altri il malto, ma pochi sanno che uno dei segreti è custodito in una roccia molto porosa e relativamente inerte: la diatomite.

Una gran parte della birra prodotta nel mondo viene infatti filtrata usando diatomite schiacciata o polverizzata, nota anche come farina fossile. Ma non tutte le diatomiti vanno bene. Infatti, è importante usare la diatomite che proviene da un deposito formatosi in un ambiente di acqua dolce, perché la salina marina rovinerebbe la birra e potrebbe anche essere tossica.

Non solo birra

Ma non c’è solo la birra. La polvere di diatomite, chiamata anche sabbia di diatomee o terra diatomacea o kieselgur, serve anche per filtrare il vino. Ma anche acqua potabile, sciroppi, miele, succhi, l’acqua delle piscine e molto altro.

La diatomite è una roccia sedimentaria friabile di colore chiaro, composta principalmente dai resti scheletrici di diatomee silicee, che sono microscopiche alghe monocellulari che vivono in acqua dolce o marina. Le diatomee producono parti dure fatte di biossido di silicio.

Pur se invisibili ai nostri occhi, queste alghe svolgono un ruolo assai importante. Sono infatti le responsabili della produzione di quasi la metà della massa organica negli oceani del mondo. La loro abbondanza e le loro dimensioni ridotte, le collocano alla base della catena alimentare marina.

Per controllare lumache e insetti

Ma torniamo alla farina fossile. Grazie alle sue proprietà assorbenti, viene usata anche in cosmetica, per assorbire gli oli della pelle quando vengono utilizzate maschere facciali.

Inoltre, essendo anche abrasiva, è efficace nel controllare le lumache e alcuni insetti, come le formiche, le pulci, gli scarafaggi, i pidocchi, gli acari e le zecche.

Il maggior produttore al mondo di diatomite sono gli Stati Uniti che, nel 2013, hanno prodotto 700.000 tonnellate, seguiti da Cina (420.000 tonnellate), Danimarca (325.000 tonnellate) e Giappone (100.000 tonnellate).

Quanto costa? Dipende dalla sua qualità e può variare dai 7 dollari a tonnellata per quella piú povera e usata nel calcestruzzo, fino a 400 dollari a tonnellata per la diatomite di alta qualità che viene usata nei cosmetici e per estrarre e isolare il DNA.

Possiamo proprio dire che non serve solo per la birra!

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