Metalli Rari

Riciclare terre rare: una sfida per il futuro dell’Occidente

La crescente domanda di terre rare, soprattutto per la produzione di dispositivi elettronici diffusi in tutta la nostra società, impone ai paesi occidentali di investire nel riciclo per non rimanere, presto o tardi, senza questi metalli indispensabili.

Uno dei fattori maggiormente critici nella disponibilità di terre rare (REE – Rare Earth Elements), è il riciclo

Le terre rare sono un insieme di 17 elementi della tavola periodica, che nonostante il loro nome, sono quasi tutti relativamente abbondante nella crosta terrestre, con per esempio il cerio che ha una abbondanza paragonabile a quella del rame. Tuttavia, questi metalli sono altamente dispersi e la difficoltà nel trovarli in forma minerale concentrata, gli è valso il nome di terre rare.

Secondo stime affidabili, una tipica turbina eolica da 1,5 MW, richiede circa 350 chilogrammi di terre rare, per lo più neodimio. Solo l’1% di terre rare viene riciclato. La maggior parte delle terre rare, utilizzata in applicazioni quali l’illuminazione e i dischi rigidi dei computer, possono essere recuperate e riutilizzate.

Il primo passo da compiere è il riciclo da parte dei consumatori di vecchi dispositivi elettronici e di lampadine fluorescenti.

Il processo di separazione e raccolta di magneti richiede l’utilizzo di acidi e altre sostanze chimiche

Il passo successivo è l’estrazione di terre rare da ciascuno di questi prodotti. Ad esempio, un telefono cellulare utilizza terre rare, ma in quantità che sono meno di un grammo, come i minuscoli magneti di neodimio, usati per aumentare la potenza del diffusore o la funzione di vibrazione. I computer hanno magneti un pò più grandi che permettono alle unità disco rigido di funzionare, così come gli schermi LCD con fosfori di terre rare, come l’europio, il terbio e l’ittrio.

Una volta che magneti e fosfori, sono stati rimossi dai prodotti finali, è necessario separare con un processo chimico i singoli metalli. E dopo la separazione, essi devono essere purificati e, nel caso degli ossidi, combinati con altri materiali per ottenere il metallo utilizzabile per produrre i dispositivi nuovi.

Tutto il processo di separazione e raccolta di magneti contenenti terre rare, non solo richiede una grande quantità di tempo e fatica, ma anche l’utilizzo di acidi e altre sostanze chimiche. Ciò si traduce in rifiuti tossici liquidi, la cui eliminazione crea grossi problemi ambientali e di costo.

Un altro problema è costituito dal fatto che le terre rare rappresentano soltanto una piccola frazione del prodotto finale. Come risultato, la percentuale di metalli che si può riciclare da un singolo dispositivo, è molto basso. Per esempio, nei telefoni cellulari e nei dispositivi musicali portatili, i magneti di terre rare pesano meno dello 0,1% del dispositivo.

Ma poiché le attuali forniture di terre rare continuano a lottare per tenere il passo con la domanda globale in crescita per questi metalli, il riciclo svolgerà un ruolo sempre più critico.


Il concetto di picco del petrolio, inteso come il punto in cui il mondo raggiunge il tasso massimo di estrazione del petrolio, è stato ampiamente compreso dall’opinione pubblica. Alcuni sostengono che anche i metalli rari, comprese le terre rare, stanno raggiungendo un punto simile, e che se il mondo non se ne è ancora accorto, presto la carenza di questi materiali creerà grossi problemi. Con così tanti settori chiave che dipendono dalle forniture di metalli rari, sembra che ci siano soltanto tre opzioni: aumentare l’offerta, ridurre i consumi o riciclare materiali di consumo esistenti.

È arrivata l’ora, per i governi occidentali, di scommettere sull’opzione più probabile e di investire risorse per agevolarla.

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1 Commento

  1. Riciclare le terre rare è senz’altro una buona idea, d’altro canto da qualche parte bisogna pur iniziare. AL momento, però, per oltre il 90% siamo nelle mani delle “terre rare” cinesi che a quanto pare hanno ridotto l’esportazione e aumentato qualcosina il prezzo. In sostanza volenti o nolenti la nuova tecnologia passa cmq per le mani dei cinesi, salvo cercare soluzioni alternative quali, appunto, il riciclo delle “terre rare” che dubito porti a togliere sostanziosi punti percentuali alla Cina. Ciao!.

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