Quando il turismo diventa una piaga insopportabile

Alcune località turistiche in tutto il mondo rischiano il collasso per l’eccesso di turisti e per una gestione del turismo che ha ormai fatto il suo tempo.

Quando il turismo diventa una piaga insopportabile

I turisti sono una preziosa risorsa per lo sviluppo di un paese o sono una disgrazia? Più i turisti aumentano e maggiori diventano i dubbi a riguardo.

Non molto tempo fa, Venezia era considerata il viaggio di una vita per molti stranieri. Accalcati negli alberghi e nei ristoranti della città, riversano fiumi di denaro nell’economia locale. Oggi, invece, arrivano su navi da crociera e su pulman, con viaggi organizzati da società estere. Mentre scorrazzano per la città scattano innumerevoli selfie e comprano quattro cianfrusaglie prodotte in Cina.

Turisti o cavallette?

Siamo sicuri che questo modello di turismo usa e getta, sia davvero benefico per l’economia locale?

Quel che è certo è che un numero crescente di destinazioni turistiche popolari sta dicendo che non ne possono più e che vogliono limitare l’afflusso dei turisti-cavallette.

La città belga di Bruges ha detto basta alle navi da crociera, Parigi vuole limitare gli autobus, Praga è stufa dei carri-biciclette da birra e una spiaggia tailandese ha proprio vietato l’accesso a tutti i turisti.

Piano piano, sta crescendo la consapevolezza degli impatti negativi del turismo, dai danni ambientali che provoca alla distruzione di interi quartieri quando i prezzi vanno alle stelle e le conseguenze cadono addosso ai residenti.

Sono così tanti e gravi i problemi causati dai turisti che sono nati movimenti anti-turismo, da Amsterdam a Roma e perfino a Dubrovnik, la città croata presente nello spettacolo televisivo “Game of Thrones“.

Alle origini del turismo di massa…

Il turismo di massa decollò dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’anno scorso ci sono stati 1,4 miliardi di turisti contro i 25 milioni del 1950 (dati della United Nations World Tourism Organization).

Il paese che genera il maggior numero di turisti è la Cina, con 143 milioni di viaggi all’estero nel 2017, mentre Francia e Spagna ricevono il maggior numero di visite (oltre 80 milioni all’anno).

I motivi principali di questo boom sono riconducibili alla espansione della classe media a livello globale ed alla proliferazione di compagnie aeree economiche e agenzie di viaggio online che hanno reso i viaggi economici e facili. Di fatto, la vacanza non è più un privilegio, ma un diritto.

In questo nuovo contesto, il successo di una località turistica non dovrebbe più essere misurato in termini di aumento del numero di visitatori. Il sovraffollamento e la Disneyfication in alcuni luoghi potrebbero presto distruggere il fascino che attira i turisti. Inoltre, se si prende in esame l’impatto economico, sociale e ambientale, c’è il rischio di uccidere la gallina che depone le uova d’oro.

Il caso della “Regina dell’Adriatico”

Venezia, per esempio, attira 30 milioni di turisti all’anno. Con l’aumentare del numero di visitatori, la città ha visto precipitare la propria popolazione da circa 175.000 abitanti dopo la Seconda Guerra Mondiale a poco più di 50.000. Negozi come panetterie e fruttivendoli e servizi per la comunità stanno svanendo, mentre i residenti vivono sempre peggio.

L’UNESCO ha minacciato di aggiungere Venezia al suo elenco di siti in via di estinzione, in parte a causa dei problemi con il turismo.

Infine, esiste un altro fenomeno che alimenta le proteste anti-turismo. Si tratta delle piattaforme di locazione per soggiorni di breve durata come Airbnb, che stanno cambiando la faccia di interi quartieri cittadini.

I proprietari di casa guadagnano di più dalle case vacanza rispetto ai contratti di locazione tradizionale. Ma l’offerta di alloggi residenziali si riduce e i residenti vengono allontanati.

Secondo Inside Airbnb, Parigi ha circa 60.000 case quotate su Airbnb, Amsterdam 19.600, Barcellona 18.300 e Venezia 8.500. Palma di Maiorca è arrivata a vietare le locazioni tramite Airbnb in tutta la città.

Probabilmente, è arrivato il momento di mandare in pensione i vecchi modelli di sviluppo del turismo per trovarne di nuovi che mettano in primo piano non i vantaggi economici a breve termine, ma la sostenibilità ambientale e sociale del territorio a lungo termine.

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