Tecnologia e Scienza

La peggiore influenza della storia: la Spagnola

Il virus dell’influenza mortale ha attaccato più di un terzo della popolazione mondiale e, in pochi mesi, ha ucciso più di 50 milioni di persone. Correva l’anno 1918…

Tra i 50 e i 100 milioni di morti in tre mesi (almeno 375.000 soltanto in Italia), cinque volte quelli registrati nella Prima Guerra Mondiale, con un contagio globale che ha attaccato più di un terzo dell’intera popolazione. Qual’è il segreto che ha reso l’influenza spagnola del 1918 la più grave forma di pandemia della storia dell’umanità?

L’origine del virus e la sua gravità insolita hanno sempre sconcertato gli esperti di salute.

Da dove è arrivato il virus e perché era così grave e, in particolare, perché ha ucciso i giovani adulti nel fiore della vita? Dobbiamo aspettarci che la stessa cosa possa accadere in futuro?

I ricercatori credono di aver scoperto il mistero. Molti dati sembrerebbero suggerire che l’esposizione ad una precedente influenza avesse lasciato le persone vulnerabili al ceppo pandemico successivo, rendendolo particolarmente efficace.

Il virus pandemico arrivò poco prima del 1918, quando un virus H1 umano si mescolò con materiale genetico di un virus dell’influenza aviaria

Il virus pandemico arrivò poco prima del 1918, quando un virus H1 umano, già in circolazione tra la popolazione umana dal 1900, si mescolò con materiale genetico di un virus dell’influenza aviaria.

Il virus dell’influenza ha tassi di mortalità più elevati tra bambini e anziani, mentre la spagnola causò numerosi decessi anche tra persone sane di età compresa tra i 20 e i 40 anni, soprattutto per le infezioni batteriche secondarie come la polmonite. Probabilmente perché i giovani adulti nati tra il 1880 e il 1900 erano stati esposti durante l’infanzia al virus H3N8, che aveva proteine molto diversi da quelle del virus della spagnola. Al contrario, la maggior parte degli individui nati prima o dopo il periodo tra il 1880 e il 1900, avrebbe avuto una migliore protezione perché già stati esposti ad una variante del virus più simile a quello del 1918.

In altre parole,  la drammatica pandemia della spagnola fu provocata mancata corrispondenza tra gli anticorpi addestrati per il virus H3N8 e quelli che sarebbero serviti per combattere il virus H1.

In quei drammatici anni di guerra, per mantenere alto il morale delle truppe e della popolazione, i censori del tempo minimizzavano la mortalità della malattia, soprattutto in Germania, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti. Ma in Spagna, non coinvolta nella guerra mondiale, i giornali erano liberi di segnalare gli effetti dell’epidemia, creando la falsa impressione che la Spagna fosse il paese più colpito, tanto da ribattezzare l’influenza mortale come ‘la spagnola’.


Quanto accaduto nel 1918 potrebbe dare una nuova chiave di lettura per capire i modelli di mortalità dell’influenza stagionale, tra i quali quelli ad alta patogenicità H5N1 e H7N9 (influenza aviaria). H5N1 ha tassi di mortalità più elevati nei giovani, mentre H7N9 negli anziani. In entrambi i casi, i gruppi di età a rischio più elevato sono quelli che da bambini sono stati esposti a virus non corrispondenti.

Per concludere con un brivido di paura, recentemente, gli scienziati sono riusciti a resuscitare il virus della spagnola da un cadavere ben conservato e sepolto nel permafrost dell’Alaska.

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