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Un paradiso fiscale europeo per grandi aziende: l’Irlanda

Perché così tante aziende scelgono di stabilire la loro sede in Irlanda? La risposta sembra scontata: tasse basse e clima favorevole alle imprese.

20.997 nuove aziende registrate lo scorso anno e più di 25.000 start-up, numeri record da 18 anni a questa parte.

Siamo in Irlanda, un paradiso fiscale per moltissime aziende europee e soprattutto americane.

Dopo che l’economia dell’Irlanda è rimasta schiacciata dal crollo del mercato immobiliare e del sistema bancario nel 2008, il paese ha puntato tutto sugli investimenti esteri e sulle esportazioni. Il recupero è stato così forte che, nel 2014, l’economia dell’Irlanda è stata quella a più rapida crescita in tutta l’Unione Europea (UE). Considerando soltanto gli investimenti degli Stati Uniti nel 2014, si raggiunge la cifra record di 58,1 miliardi di dollari, che rappresenta più del 20% dei flussi complessivi degli investimenti statunitensi in Europa.

Il paese ha raggiunto la rinascita grazie all’abbassamento delle imposte sul reddito delle società al 12,5%

Pfizer, Boston Scientific e Johnson & Johnson, Facebook, Google, TwitterApple, Adobe, LinkedIn, Airbnb, sono soltanto alcune delle grandi società che hanno aperto la loro sede principale per il continente europeo da queste parti. Le tasse in Irlanda, al 12,5%, sono le più basse d’Europa. Al contrario, le imprese dislocate in Gran Bretagna pagano il 23%, in Germania il 29,6% e in Francia il 33,3%. Poiché il mercato unico dell’Unione Europea è strutturato in modo che una società con sede in un paese sia soggetta alle regole nazionale anche quando svolge attività in tutto il continente, c’è una grande convenienza fiscale nell’avere la sede in Irlanda.

Ma secondo il CEO di Airbnb, Brian Chesky, non è soltanto una questione di tasse: “Dublino ha l’ospitalità nel suo DNA… La città ha la reputazione di essere uno dei luoghi più ospitali e amichevoli del mondo“. Sarà vero?


Un paese storicamente conosciuto per le masse di emigrati in tutto il mondo in fuga dalla povertà, ha raggiunto la rinascita grazie all’abbassamento delle imposte sul reddito delle società al 12,5%. Nel 2015, l’economia irlandese è cresciuta di oltre il 26,3%, una cifra senza precedenti tra i paesi dell’OCSE.

Di fatto, l’Irlanda è considerato un vero e proprio elemento strategico per la competitività globale delle imprese statunitensi, non solo come gateway di mercato, ma anche come un luogo dove attingere a talenti europei. Senza contare che, con la Brexit, l’Irlanda diventerà il più grande stato membro UE di lingua inglese. Insomma, l’uscita del Regno Unito dalla UE potrebbe far diventare Dublino una destinazione ancora più attraente per le imprese.

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1 Commento

  1. Se l’Irlanda riesce a catturare gli investimenti in forza della loro snellezza gestionale priva di inutili burocrazie e della loro produttività e ospitalità tanto rispetto e onore al merito ma se l’Irlanda pretende di stare all’interno dell’Europa ricevendo i finanziamenti comunitari mi rimane piu’ difficile accettare regole di tassazione che contrastino pesantemente con gli interessi degli altri paesi Europei. E’ come dire “a me interessa il mio benessere e gli altri si arrangino”.che, resta un rispettabile modo di pensare in un regime totale di “libero Mercato” ma non accettabile in un sistema che vorrebbe avere obiettivi comuni.

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