Mercati

I padroni dei mercati globali: il caso di Glencore e dello zinco

Negli scorsi anni Glencore ha scommesso sul mercato dello zinco e, come molti si attendevano, ha vinto ampiamente la scommessa.

Il sogno di tutte le aziende, anche nel settore minerario, è quello di dominare grosse quote di mercato, meglio ancora se tutto il mercato.

Naturalmente, non è per motivi agonistici ne per vincere la classifica delle aziende più grandi, ma per una ragione abbastanza scontata. Quella di essere in grado di influenzare il mercato. Soprattutto nelle economie di scala, la possibilità di controllare un mercato come quello minerario, consente anche di influenzare in modo determinante tutta la scala integrata della produzione, dalla miniera alla produzione di concentrati e alla raffinazione, spazzando via qualsiasi concorrente.

Un caso esemplare è quello della Glencore, gigantesca società di trading, integrata verticalmente e che controlla il mercato dello zinco. Una società specializzata in materie prime e con la fama di non fare mai le cose a metà. Quando decide un’acquisizione o di muoversi in un mercato, non va tanto per il sottile, con una netta preferenza per l’aggressione e non per l’indecisione.

Nell’ottobre del 2015, Glencore ha mandato in tilt il mercato dello zinco tagliando un terzo della sua produzione, circa mezzo milione di tonnellate, per risolvere il problema della troppa offerta di metallo presente sul mercato e per rilanciare i prezzi. Una politica che ha funzionato benissimo dal momento che, in soli due anni, il prezzo dello zinco è passato da 2.000 dollari a 3.300 dollari per tonnellata.

Una politica che ha funzionato benissimo dal momento che, in soli due anni, il prezzo dello zinco è passato da 2.000 dollari a 3.300 dollari

Secondo il Financial Times, il peso maggiore dei fermi produttivi è stato sulle spalle degli impianti australiani di Mount Isa e di McArthur River, che hanno sopportato tagli per 380.000 tonnellate nel 2015. In totale, i fermi produttivi di Glencore hanno fatto scomparire il 3,5% della produzione mineraria mondiale di zinco.

La mossa di Glencore, criticata soprattutto dai consumatori di zinco che si sono trovati in condizioni più difficili per approvvigionarsi, alla lunga, è stata accolta con grandi favori dal mercato. L’aumento dei prezzi ha sostenuto anche gli investimenti in nuove miniere, come per esempio quelle di Gamsberg (Sud Africa) e di Dugald (Australia), che saranno pronte per la fine del decennio.

Adesso, molti auspicano che i prezzi non crescano ulteriormente, non solo per aiutare i consumatori, ma anche per non penalizzare troppo velocemente la domanda che risente di prezzi cresciuti troppo e troppo rapidamente. In questo contesto, è naturale domandarsi se Glencore riaccenderà, parzialmente o totalmente, gli impianti di zinco chiusi negli ultimi anni.


Un po’ come l’Arabia Saudita negli anni ’80 e ’90 con il petrolio, Glencore ha il potere di spostare il mercato e i prezzi dello zinco dove vuole e, in questo momento, si spera voglia stabilizzare il mercato a beneficio sia dei produttori che dei consumatori.

Anche se i traders di materie prime sono conosciuti per la loro insaziabile fame di denaro, non sarebbe la prima volta che Glencore decide di agire nel lungo termine, con una visione strategica del mercato non concentrata soltanto sul profitto di breve termine.

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