Economia

Quando i nodi vengono al pettine: Cina, acciaio e inquinamento

La Cina sembra finalmente intenzionata a fare i conti con i problemi che affliggono da tempo la sua industria pesante: troppo acciaio e troppo inquinamento.

Ormai da parecchio tempo il governo cinese è alle prese con alcuni gravi problemi del suo settore industriale: l’inquinamento e il troppo acciaio prodotto. Tuttavia, fino ad ora, sono state più le parole che non i fatti.

Cieli spaventosamente inquinati e mercati devastati dalle esportazioni cinesi che hanno sommerso il mondo con oltre 100 milioni di tonnellate di metallo.

In questo contesto, i recenti annunci di Pechino aprono però le porte a qualche speranza che quest’anno le cose possano iniziare a cambiare.

Yin Weimin, ministro per le risorse umane e la sicurezza sociale, ha dichiarato che nei prossimi due anni verranno stanziati 100 miliardi di yuan (15 miliardi di dollari) per ricollocare i lavoratori licenziati dalle industrie del carbone e dell’acciaio. Parliamo di quasi due milioni di lavoratori che, dalla sera alla mattina, hanno appreso che perderanno il loro lavoro nel settore del carbone e in quello siderurgico. Le risorse che le imprese recupereranno verranno impiegate per ripianare i debiti ed evitare il fallimento, in alcuni casi con l’aiuto delle autorità governative locali.

La principale preoccupazione del governo è quella di evitare disordini sociali a causa di licenziamenti di massa

I numeri dell’industria pesante cinese sono impressionanti: 12 milioni di persone sono occupate nel settore del carbone e dell’acciaio, di cui circa il 15% in sovrannumero. Esattamente gli 1,8 milioni di lavoratori che verranno licenziati.

Naturalmente, visto l’entità del problema,  la principale preoccupazione del governo è quella di evitare disordini sociali a causa di licenziamenti di massa. Sono ormai lontani i tempi in cui le maestranze locali erano tolleranti e mansuete, come avvenuto tra il 1998 e il 2003 quando, a seguito della ristrutturazione di imprese statali, vennero licenziate 28 milioni di persone. Se un’evenienza del genere dovesse verificarsi oggi, in Cina scoppierebbe il caos.


Razionalizzare il settore dell’acciaio e del carbone, come peraltro già avvenuto in passato, non è per nulla semplice, soprattutto per il fatto che la crescita economica sta rallentando. Pechino si propone di raggiungere un 6,5-7% di crescita economica quest’anno, ma dentro queste percentuali ci saranno settori vincenti e settori perdenti.

Tuttavia, una riduzione della produzione di acciaio e di carbone darà un grande beneficio al paese negli anni a venire, con aziende più sane e una popolazione che godrà di condizioni ambientali migliori, grazie alla cessazione di quelle imprese che producono maggior inquinamento. Una ricetta dolorosa nel breve termine ma che porterà grandi benefici nel futuro.

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