Anche il nichel sconta gli effetti della guerra commerciale

I metalli di base cercano di riguadagnare il terreno perso nelle ultime settimane ma, secondo gli analisti, la guerra commerciale globale sembra destinata a rimanere un freno per i mercati nel prossimo futuro.

Il nichel ha toccato i minimi di ottobre, scendendo a 12.330 dollari a tonnellata (23 ottobre). Nelle ultime settimane, il metallo ha oscillato da 12.230 dollari e 12.760 dollari, non riuscendo a raggiungere un livello più alto. Un comportamento anomalo, dal momento che le scorte di nichel sono ai minimi di cinque anni, un motivo che dovrebbe far decollare i prezzi.

Un po’ la stessa cosa che sta succedendo allo zinco e al rame, che hanno recuperato dai minimi di un anno lo scorso mese ma, da allora, non riescono a crescere. I prezzi si sono stabilizzati e, secondo gli analisti, la causa è nelle attese di una prolungata guerra commerciale, che potrebbe protrarsi ancora per lungo tempo.

Venti di guerra almeno fino al 2020

Secondo Scotiabank, le prospettive per le materie prime non sono buone a causa del deterioramento delle relazioni commerciali tra USA e Cina. La disputa commerciale è destinata a durare nel lungo periodo, almeno fino alle elezioni presidenziali statunitensi del 2020. Tutto ciò sta deteriorando il sentiment degli investitori verso le materie prime, soprattutto quelle industriali.

Chi ama guardare soltanto i dati statistici, evidenzia come l’indice LME è calato del 15% da quando, ai primi di giugno, sono stati introdotti i dazi contro la Cina. Sembra anche che la maggior di chi opera sui metalli si sia dimenticato dei fondamentali specifici, spaventato dagli effetti della guerra commerciale.

Verrà daziato anche l’iPhone

In effetti, c’è di che preoccuparsi, anche in vista della cosiddetta Fase III, che colpirà 267 miliardi di dollari di importazioni americane dalla Cina. Ma questa volta, i beni colpiti saranno soprattutto quelli più orientati al consumatore, iPhone compreso. Gli esperti credono che, con ogni probabilità, ci sarà uno shock politico negativo.

Tornando al nichel, i magazzini del London Metal Exchange (LME) ne avevano circa 400.000 tonnellate lo scorso anno. Questa settimana, le scorte sono di sole 220.000 tonnellate, in progressiva discesa con il passare dei giorni. Inoltre, sul mercato aleggia il rischio di ulteriori limiti al settore minerario per motivi ambientali nelle Filippine, il più grande paese produttore di nichel del mondo.

Secondo FocusEconomics, i prezzi del nichel si riprenderanno nei mesi a venire, ma rimarranno sostanzialmente stabili nel corso del 2019.

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