Economia

Mohammed bin Salman, il giovane principe del petrolio

La guerra nello Yemen e la più grande operazione finanziaria della storia, dipendono dai voleri di un giovane principe saudita: Mohammed bin Salman.

È l’architetto della Vision 2030, il lungimirante piano per ridurre la dipendenza dal petrolio in Arabia Saudita.

Ma, soprattutto, è l’erede ormai prossimo al trono del paese. Il principe Mohammed bin Salman, il giovane figlio di re Salman, ha preso il posto da pochi giorni del principe Mohammed bin Nayef, 57 anni, nipote del monarca. Il cambiamento è stato approvato da 31 dei 34 membri del Allegiance Council, composto dall’élite dei membri della famiglia reale.

Un chiaro segnale che la nuova classe dirigente saudita sta arrivando al potere. Con quali conseguenze per il Medio Oriente e per il mondo?

Mohammed bin Salman ha gestito due tra i più grandi problemi dell’Arabia Saudita in questi ultimi anni: la guerra contro gli Houthi sciiti nello Yemen e la revisione di un’economia completamente e pericolosamente dipendente dal petrolio.

L’affare vede in concorrenza Londra, New York, Hong Kong  per assicurarsi la più grande offerta finanziaria della storia: 2.000 miliardi di dollari.

Tuttavia, la sua capacità su entrambi i fronti si è dimostrata, fino ad ora, assai incerta.

Tutto ciò in un contesto dove i prezzi del petrolio sono sempre più depressi, il conflitto militare in Yemen è lontano dal risolversi e il principale nemico nella regione, l’Iran, è in ascesa. Come se non bastasse, la minaccia di una crescente pressione socio-economica all’interno del paese, a causa dei tagli al generoso stato sociale e alle sovvenzioni, è sempre più vicina.

L’offerta pubblica della Saudi Aramco è il cardine attorno al quale ruota il progetto “Make Arabia Saudita Great Again”, con cui finanziare il piano di ristrutturazione economica dei prossimi anni. L’affare vede in concorrenza Londra, New York, Hong Kong e altre borse internazionali per assicurarsi la più grande offerta finanziaria della storia: 2.000 miliardi di dollari.

Visti i legami tra il giovane principe e Donald Trump, qualcuno da per favorita New York, soprattutto con l’aggravarsi delle condizioni di salute dell’ottantunenne re Salman. Il Presidente degli Stati Uniti, nonostante la sua decantata volontà circa l’indipendenza energetica americana, ha una forte affinità personale con il principe saudita, come con tutti i leader forti.

Sul fronte Yemen, è certo che la guerra proseguirà fin tanto che continueranno ad arrivare le armi americane per l’esercito saudita. Nonostante la netta opposizione anche di alcuni repubblicani, il Senato americano ha recentemente approvato l’affare da 110 miliardi di dollari che prevede la vendita di armi a Riad.

Come noto, questa è una guerra per procura contro l’Iran, per assicurarsi il controllo dello Stretto di Bab al-Mandab, attraverso il quale transitano 4 milioni di barili di petrolio al giorno. E, prima o poi, il conflitto interesserà anche le petroliere che transitano nello stretto, con un salasso monetario per le casse reali saudite. Un attacco avvenuto ai primi di giugno nella zona delle Isole Marshall fa pensare che il conflitto prenderà questa direzione.


L’ascesa di Mohammed bin Salman porterà l’Arabia Saudita verso una nuova economia, molto meglio strutturata per avere successo in un mondo globalizzato. Allo stesso tempo, le politiche anti-Iran porteranno all’aggravarsi dei conflitti all’interno del mondo arabo, con conseguenze difficilmente prevedibili ma, con ogni probabilità, drammatiche.

Nonostante la sua giovane età, 32 anni, la sua visione del mondo arabo, condivisibile o meno, avrà un pesante impatto su tutto il Nord Africa e il Medio Oriente per i prossimi decenni.

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