La mappa delle miniere di rottami in Italia

Anche senza molte miniere vere e proprie, l’Italia possiede “giacimenti” altrettanto importanti, come nel caso dei rottami metallici.

La mappa delle miniere di rottami in Italia

Gli altiforni delle acciaierie italiane mangiano ogni anno 20 milioni di tonnellate di rottame. E così fanno anche le fonderie di alluminio, di rame, di ottone, etc. etc.

Non è certo un mistero che per tutte le aziende siderurgiche una delle preoccupazioni principali sia quella di trovare forniture adeguate e costanti di rottami metallici, per sfamare i propri forni. I trader di rottami di tutto il mondo si arrovellano il cervello tutto il giorno alla ricerca di nuovi fornitori, dalla Cina all’Africa, dalla Russia all’Italia.

Rottami a chilometro zero

Be’ si, in fatto di rottami, anche l’Italia fa la sua parte. Pur non avendo risorse minerarie significative, il nostro paese è una miniera a cielo aperto di rottami metallici. E per tutte le fonderie e raffinerie italiane si tratta di rottami a chilometro zero.

Soltanto per i rottami di ferro il nostro paese ne produce poco meno di 20 milioni di tonnellate all’anno. Si tratta di un quantitativo comunque inferiore alla domanda, che ammonta a poco più di 20 milioni di tonnellate all’anno. A livello globale la disponibilità è di 700 milioni di tonnellate, ma è destinata a crescere fino a 1.100 milioni di tonnellate nel 2030. E stiamo parlando soltanto di ferro!

La mappa del rottame italiano

Ma dove si trovano tutti questi rottami? Dove sono concentrate le miniere più importanti sul nostro territorio? Ecco la mappa delle miniere di rottame italiane, ovvero dove vengono raccolti la maggior parte dei rottami ad opera di grandi e piccoli commercianti di rottami metallici, i cosiddetti rottamai…

mappa miniere rottame italia

La mappa del rottame in Italia, disegna anche la storia dello sviluppo industriale del paese, dal dopoguerra ad oggi. Non a caso, a parte il caso delle due metropoli Milano e Roma, la più forte concentrazione è in corrispondenza di due importanti poli industriali: Torino e Brescia.

Nel primo caso è stata la Fiat a creare le condizioni ideale per lo sviluppo di aziende specializzate nel raccogliere e trattare scarti metallici. Storicamente, l’epicentro di tutto il rottame piemontese è in un piccolo paesino, il cui nome fa pensare proprio ad un metallo industriale: Nichelino.

Nel caso di Brescia, la miccia che ha innescato la proliferazione di rottame è stato lo sviluppo siderurgico, soprattutto a partire dagli anni ’60. A quei tempi, fiorirono aziende come la Lucchini e la Feralpi, che divennero il simbolo di un territorio che produceva e trasformava grandi quantità di metallo, di rottami e, naturalmente, di ricchezza. Inoltre, negli anni successivi, nacquero importanti realtà aziendali anche nel settore dell’alluminio, del rame e dell’ottone.

Per certi versi, la mappa del rottame italiano, è anche la testimonianza di quello che rimane di un epoca di grandi avventure imprenditoriali, di grandi fortune accumulate in pochi anni e di uno sviluppo economico che è ormai soltanto uno sbiadito ricordo.

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