Energia

Maduro consegna a Putin il controllo del petrolio del Venezuela

I nuovi accordi energetici tra Russia e Venezuela, consentono a Vladimir Putin di controllare le risorse di uno dei paesi più ricchi di oro nero del mondo.

Petroleos de Venezuela (PDVSA), l’azienda petrolifera statale venezuelana, ha stipulato accordi strategici con la Rosneft, la più grande compagnia petrolifera statale della Russia.

Secondo Reuters, la Rosneft avrà una partecipazione nella proprietà di nove tra i più importanti impianti petroliferi del Venezuela.

In altri termini, il Venezuela sta consegnando il controllo delle sue risorse petrolifere a Putin, in cambio del sostegno finanziario per evitare il crollo economico.

La nuova assemblea costituzionale filogovernativa si è appena insediata, prendendo il potere nel congresso controllato fino a ieri dall’opposizione. Con questa mossa politica, il presidente Nicolas Maduro ha intrapreso la strada verso un drammatico declino della democrazia nel paese, scatenando le ire di Donald Trump che ha minacciato sanzioni economiche, oltre alla possibilità di un intervento militare diretto.

Ma adesso, il presidente russo Vladimir Putin è ancora più forte nel controllare le maggiori riserve petrolifere dell’emisfero occidentale. Di conseguenza, può tranquillamente infischiarsene delle sanzioni economiche statunitensi imposte come punizione per l’intervento militare in Ucraina.

Una fame disperata di valuta

I negoziati tra russi e venezuelani sono cominciati all’inizio di quest’anno e hanno portato, oltre alla partecipazione di Rosneft in 9 impianti petroliferi, al controllo russo sulle future spedizioni di petrolio venezuelano in cambio di un miliardo di dollari per PDVSA. Denaro utilizzato da Caracas per evitare il mancato pagamento di prestiti obbligazionari statali.

Infatti, il regime di Maduro ha disperatamente bisogno di iniezioni valutarie dal momento che quest’anno dovrà rimborsare 6 miliardi di dollari di debiti. Attualmente, si stima che nelle casse governative ci siano soltanto 10 miliardi di dollari.

Per l’opposizione venezuelana, Putin sta approfittando dei gravi problemi del Venezuela per ottenere una cambiale con cui potrà ricattare per sempre il paese.

Rosneft ritira adesso 225.000 barili al giorno di petrolio venezuelano, circa il 13% delle esportazioni totali del paese. Paradossalmente, anche se le sanzioni impediscono a Rosneft di fare affari con le imprese americane, il gigante del petrolio russo riesce a vendere gran parte di questo greggio ai raffinatori statunitensi, utilizzando tutta una serie di intermediari.

Nonostante i grossi rischi dell’avere a che fare con un governo sull’orlo dell’insolvenza, Putin sa bene quanto siano strategiche le attività petrolifere del Venezuela ed è molto ansioso di metterci sopra le mani. Secondo Reuters, il controllo delle nuove risorse venezuelane, ai prezzi attuali, varranno a Rosneft circa 3,6 miliardi di dollari all’anno.

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