Libano al bivio tra riforme e collasso economico

Il Libano si trova davanti ad una scelta cruciale, per nulla scontata. Nonostante la corruzione e l’inettitudine dei politici, prevarranno gli interessi nazionali su quelli corporativi e religiosi?

Tra Roma e Beirut ci sono poco più di 2.000 chilometri, ma la distanza informativa tra Italia e Libano sembra molto maggiore. Le notizie da quella che non molto tempo fa era chiamata la Parigi del Medio Oriente, non trovano molto spazio nei mezzi di informazione italiani.

Eppure, ci sono alcune cose che accomunano l’Italia al Libano.  Entrambi sono paesi mediterranei alle prese con una classe politica inconcludente e corrotta, che rischia di portare il paese al disastro economico. Certamente, ci sono molte analogie ma anche altrettante differenze, dal momento che storia, cultura e società libanesi sono assai diverse da quelle italiane. Tuttavia, per certi versi, dovremmo essere molto interessati a quello che sta succedendo in Libano, per capire le dinamiche che portano una classe politica a fare la fortuna o la rovina di un paese, nello spazio di pochissimi anni.

Un’economia vicina al collasso

Soltanto la scorsa settimana, il Libano ha festeggiato i 75 anni di indipendenza con una parata militare a BeirutTuttavia, molti libanesi credono che ci sia ben poco da festeggiare: l’economia, flagellata dalla corruzione, è pericolosamente vicina al collassoInoltre, i battibecchi politici sulla composizione di un nuovo governo minacciano di allontanare definitivamente gli 11 miliardi di dollari di aiuti internazionali. 

Ecco perché la Banca Mondiale ha recentemente avvertito il paese che se non si costituirà al più presto un governo che porti a termine le riforme necessarie, le conseguenze potrebbero essere pesanti.

Tanto pessimismo è davvero giustificato? Come ben descrive un recente articolo del New York Times, da quando si sono tenute le prime elezioni da nove anni (poco più di sei mesi fa), il Primo Ministro incaricato, Saad Hariri, non è ancora riuscito a formare un governo per cominciare le riforme necessarie, che sono le sole che potrebbero sbloccare i fondi internazionali di 11 miliardi di dollari. Nel frattempo, il debito continua a crescere (84 miliardi di dollari) e la disoccupazione rimane a livelli altissimi (circa al 36%).

Il crescente potere degli Hezbollah

Secondo l’agenzia AP, le ultime elezioni hanno fatto guadagnare significativi spazi al gruppo militante sciita degli Hezbollah, ma la cosa non ha portato alcun miglioramento nel panorama politico libanese, anzi…

Secondo i critici, il problema principale sono proprio gli Hezbollah e la loro visione dell’economia, che rischia di trasformare il paese, anziché nella Parigi del Medio Oriente, in una copia di Teheran. Non a caso gli Hezbollah sono fortemente appoggiati dall‘Iran. Ma anche l’Arabia Saudita, rivale dell’Iran, non manca di esercitare un’enorme influenza economica e finanziaria attraverso la famiglia Hariri.

Inoltre, la situazione è drammaticamente complicata dal vicino conflitto siriano. La guerra civile in Siria ha spinto in Libano 1,5 milioni di rifugiati, un numero enorme considerando che il paese ha una popolazione di soli 4,4 milioni.

Un debito crescente in energia elettrica

Un altro grave problema del Libano è quello della crisi dell’elettricità, che costa al paese circa 2 miliardi di dollari all’anno e che costituisce uno dei principali fattori di accumulo del debito. Sono anni che i politici e i funzionari libanesi promettono di risolverlo ma, fino ad ora, tante chiacchiere e nessun fatto.

Prima che scoppiasse la guerra civile nel 1975, il Libano aveva energia elettrica 24 ore al giorno. Ma il conflitto, durato 15 anni, ha distrutto gran parte delle infrastrutture elettriche. Oggi, il settore non è stato completamente ricostruito e, soprattutto, non ha tenuto il passo con la crescente domanda di energia da parte della popolazione. Ciò si è tradotto in interruzioni di corrente programmate, che a Beirut sono di 3 ore al giorno, mentre al di fuori della capitale arrivano talvolta a 12 ore.

Di conseguenza è nata spontaneamente l’industria dei generatori privati. Nelle aree più ricche ogni edificio ha il proprio generatore. Nelle comunità più povere, le persone acquistano energia dagli operatori che hanno installato un generatore nel quartiere. Come immaginabile, tutti questi generatori hanno portato a crescenti livelli di inquinamento dell’aria.

Le recenti scoperte di petrolio e gas in Libano potrebbero servire per molte cose positive, se solo si riuscisse risolvere lo stallo politico e il disgustoso sistema confessionalista che guida il paese, sempre sfavorevole agli interessi nazionali, per favorire invece gli interessi di singoli gruppi religiosi (greci, armeni, siriani, sciiti, maroniti, sunniti, etc. etc.)

Certo che, tornando anche al raffronto con l’Italia, non si può non essere assaliti da un dubbio. Politici tanto corrotti, incapaci e  inconcludenti sono la causa delle disgrazie del paese o sono soltanto lo specchio di un paese popolato da disgraziati?

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