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L’argento scende sotto i 20 dollari e gli analisti vedono nero

Ancora cattive notizie per gli investitori del metallo bianco. Secondo la maggior parte degli analisti i prezzi arriveranno presto a 18 dollari per oncia.

L'argento scende sotto i 20 dollari e gli analisti vedono nero

Le quotazioni dell’argento sono scese sotto i 20 dollari per oncia e molti analisti ritengono che, nel breve termine, siano più probabili dei peggioramenti che dei miglioramenti.

Durante tutta la settimana i prezzi dell’argento hanno oscillato tra i 21 e i 20 dollari, per poi scendere e arrivare a toccare i 19,75 dollari per oncia.

Il motivo contingente di questa discesa sarebbe il rilascio di alcuni dati economici da parte della Federal Reserve statunitense (FED) circa l’imminente rallentamento del Quantitative Easing.

Gli umori tra i principali analisti finanziari rimangono negativi e le previsioni sono per una discesa delle quotazioni fino ai 18 dollari per oncia

Come si accennava, gli umori tra i principali analisti finanziari rimangono negativi e le previsioni sono per una ulteriore discesa delle quotazioni, fino a raggiungere i 18 dollari per oncia. La MIG Bank di Losanna conferma che lo scenario tecnico di breve termine è negativo e lo rimarrà fino a quando i prezzi saranno al di sotto della resistenza di 20,92 dollari. Per gli analisti tecnici, sotto i 20 dollari lo scenario più probabile è quello di una discesa fino al supporto chiave di 18,23 dollari.

Anche se la domanda di argento fisico rimane sostenuta, come dimostra il record annuale di vendite di monete d’argento (American Eagle) da parte della zecca americana, tutti gli osservatori non perdono occasione per manifestare il loro outlook negativo sul metallo bianco.

Secondo Thomson Reuters GFMS, la domanda di argento in tutti i settori, ad eccezione del settore della fotografia, è in crescita, con i settori dei gioielli e dell’argenteria che registrano una crescita del 6%.

Sul fronte dell’offerta, la produzione mineraria globale è prevista in crescita del 4% durante tutto il 2013, alimentata da incrementi produttivi negli Stati Uniti, in Messico e nella Repubblica Dominicana.

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