Economia

La crisi finanziaria della Cina è alle porte, parola di George Soros

Il famoso magnate ungherese George Soros non usa giri di parole: la Cina è sull’orlo di una crisi finanziaria paragonabile a quella che ha colpito gli Stati Uniti nel 2008.

Quando un economista, miliardario e tra le 30 persone più ricche del pianeta, mostra preoccupazioni nei confronti della seconda più grande economia del mondo, non c’è da stare tranquilli.

George Soros, si è recentemente espresso, durante un convegno tenutosi a New York alla Asia Society, circa l‘aumento del debito della Cina che condurrà il paese ad una crisi finanziaria del tutto simile a quella del 2008 negli Stati Uniti, propagatasi poi nel resto del mondo.

La Cina, un po’ come l’Italia, si trova a gestire numerosi crediti deteriorati presenti nelle sue banche, uno dei motivi per i quali si è buttata con convinzione sul mercato dell’oro.

Secondo Soros, è inquietante la somiglianza tra quanto sta accadendo in Cina e quanto è accaduto negli Stati Uniti prima della crisi finanziaria del 2008, con il mercato del credito che sta crescendo nello stesso modo.

È inquietante la somiglianza tra quanto sta accadendo in Cina e quanto è accaduto negli Stati Uniti prima della crisi finanziaria del 2008

La macchina economica cinese ha iniziato un rallentamento a metà 2015 e il governo ha cercato disperatamente di sostenere la crescita in linea con gli obbiettivi che si era posto.

A marzo il PIL ha registrato un +6,7%, ma i dati suggeriscono che l’espansione è stata in parte guidata da una massiccia ondata di nuovo credito pari a 361 miliardi di dollari, ben oltre quelli che erano le previsioni della People’s Bank of China. Tutto denaro per tenere in vita aziende che perdono soldi e crediti deteriorati.

Non è la prima volta che Soros critica la Cina e si attira le ire del governo cinese. A gennaio aveva detto che la seconda più grande economia del mondo era diretta verso un “atterraggio duro“.


George Soros è famoso per aver guadagnato un miliardo di dollari in un solo giorno, speculando contro la sterlina inglese nel 1992 e contro il Baht thailandese nel 1997.

Il suo sentimento ribassista nei confronti dell’economia cinese non è isolato, ma si unisce a quello di altri importanti investitori tra i quali Jeffrey Gundlach, David Tepper e Bill Ackman.

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