Economia

La Cina e la politica del bastone

Alcune sperdute isole del Mare Cinese Orientale sono da tempo al centro di tensioni politiche e militari tra Cina e Giappone. Molti osservatori temono che la contesa possa degenerare, con gravi conseguenze anche per tutto l’Occidente.

esercito cinese

La storia contemporanea sta scorrendo sotto i nostri occhi, ma al contrario di quanto accadeva in passato, molti episodi che lasceranno la loro traccia sui libri, si svolgono ben lontani dalla vecchia Europa e non attirano l’attenzione dei mass-media nostrani. Quello che segue è il resoconto di una contesa internazionale che, prima o poi, potrebbe arrivare all’attenzione mondiale in circostanze ancora più drammatiche.

7 settembre 2010, isole di Senkaku nel Mar Cinese Orientale. Un peschereccio cinese entra in collisione con due imbarcazioni della guardia costiera giapponese. Dopo la collisione, i militari giapponesi salgono a bordo del peschereccio e arrestano l’equipaggio e il capitano Qixiong Zhan che, come dimostrarono successivamente i filmati, aveva deliberatamente speronato la barca giapponese.

Le isole di Senkaku (per i cinesi isole Diaoyutai), disabitate e sconosciute al resto del mondo, sono da lungo tempo oggetto di contesa tra Cina e Giappone. Furono annesse al Giappone nel 1895, dopo la vittoria della guerra con la Cina. La disputa sulle isole è una bomba a orologeria, data l’enormità della posta in gioco. Nonostante le dichiarazioni giapponesi che gli interessi cinesi sarebbero legati ai potenziali giacimenti di petrolio, non c’è mai stato dialogo tra i due paesi sulla questione, che rimane al centro di una più ampia tensione tra Cina e Giappone, risalente al massacro di Nanjing (Nanchino) del 1937, quando furono assassinati circa 300.000 cinesi dall’esercito giapponese.

La Cina per ritorsione all’arresto del capitano, cancella un viaggio di ben 10.000 turisti cinesi in Giappone e minaccia ulteriori ritorsioni se il capitano del peschereccio non verrà rilasciato immediatamente e senza condizioni. Il 21 settembre la crisi arriva all’apice: il tribunale giapponese di Okinawa conferma l’arresto del capitano del peschereccio e a quel punto la Cina effettua un gesto clamoroso e sorprendente:  blocca totalmente l’esportazione di terre rare verso il Giappone. Il  Giappone importa dalla Cina il 90% dei propri fabbisogni di terre rare e questi metalli rari sono indispensabili all’industria giapponese.

Per dare un’idea dell’importanza della disputa, basta considerare che il trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra Stati Uniti e Giappone, obbliga gli Stati Uniti ad un intervento militare per difendere il territorio giapponese. In quei giorni il segretario di stato americano dichiarava che Washington avrebbe onorato il suo impegno militare in caso di conflitto militare sulle isole Senkaku.

Due giorni dopo il blocco delle esportazioni di terre rare da parte della Cina, il tribunale giapponese di Okinawa dichiara le accuse verso il capitano del peschereccio inesistenti e ordina il rilascio immediato del capitano. Il giorno 29 settembre la Cina riattiva le procedure di esportazione, ma chiede le scuse ufficiali del Giappone e il risarcimento dei danni. Il capitano del peschereccio viene accolto in Cina come un eroe nazionale.

La marina militare cinese è solita utilizzare imbarcazioni civili per difendere la sovranità delle coste nazionali e delle acque territoriali, come parte cruciale della dottrina che gli ufficiali cinesi chiamano guerra popolare. Spesso sui pescherecci cinesi vi sono militari, in uniforme o in borghese, sempre armati.

Nel novembre 2010, le riprese della collisione vengono pubblicate su internet, suscitando grande imbarazzo nel governo giapponese, che aveva fatto di tutto per mantenerlo segreto. Infatti dal video emerge la responsabilità cinese e di conseguenza dimostra come il Giappone sia stato in balia della pressione economica cinese.


L’episodio la dice lunga sull’importanza e sulla carenza mondiale di terre rare anche perchè da allora, a detta di moltissimi osservatori, la Cina ha usato questo incidente con il Giappone per iniziare una diplomazia che viene chiamata la “diplomazia del bastone” (big stick) per affermare la propria potenza sia verso il Giappone che verso i paesi occidentali. Sembra che l’episodio sia anche servito a Pechino come test, per avvisare Vietnam, Malesia, e Brunei che la contesa per le isole di Spratly (arcipelago ricco di petrolio) potrebbe seguire la stessa strada.

La super-potenza cinese ha dimostrato di non sentirsi minimamente responsabile nel ricorrere alla guerra economica pur di far valere le proprie ragioni. In Giappone anche i militari sono preoccupati, poichè la stessa spregiudicatezza potrebbe portare i cinesi all’intervento militare. Gli equilibri geopolitici ed economici del mondo, non sono più gli stessi dopo l’episodio delle isole di Senkaku.

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3 Commenti

  1. Gli episodi militari e le provocazioni sono solo funzionali e strumentali all’unico scopo ed alla vera guerra che è FINANZIARIA, i cinesi infatti mirano a far adottare il Renmimbi come moneta asiatica, ed il Giappone dopo lo Tzunami e l’incidente di Fukushima si è in proposito molto avvicinato alle posizioni cinesi in seguito agli aiuti ricevuti dalla Cina … Considerando che il dollaro ormai è un bluff che vive parassitariamente guadagnando tempo minando la credibilità dell’Euro per distrarre l’attenzione dal proprio marciume putrescente, e che l’Euro è stato un errore madornale in partenza, direi che un Renmimbi correlato e garantito dall’oro che la Cina sta accumulando da parecchi anni, potrebbe fornire loro una posizione dominante a livello mondiale. mettendo a repentaglio irreversibilmente la potenza d’argilla degli USA, che a questo punto rimarrebbero solo con le Forze Armate come strumento di imposizione del loro simulacro di potenza mondiale …

  2. E l’india con il caso dei marò cosa sta facendo ?
    Questi paesi hanno il potere, glielo abbiamo dato noi: adesso è la cosa più naturale del mondo che facciano di tutto per mantenerlo, ribadirlo ed ovviamente espanderlo.
    Chi ha seguito un po’ la cosa dei militari in india a quest’ora si sarà mangiato la foglia riguardo a quanto siamo considerati e temuti a livello internazionale: siamo delle caccole !
    Qualche giorno fa, questi fantomatici pescatori indiani hanno tentato lo stesso scherzetto con i militari usa: questi hanno sparato indietro e lì hanno spediti per raccomandata dalla loro dea kalì. Voglio vederla l’india andare a fare la voce grossa con Washington: gli usa saranno anche mezzi falliti, ma a differenza dello stivale, hanno investito e continuano ad investire in ricerca militare.
    Il mondo accetta il dollaro non perchè è bello o per consuetudine ma semplicemente per il fatto che non è saggio mettersi contro una potenza alla quale basta un bottone in una valigetta per farti saltare in aria senza passare neppure dal via.
    Agli italiani invece, senza passare dal via, puoi arrivare direttamente al creampie.

    1. che l’italia sia itnernazionalmente considerata una caccola non è una novità. qui però devo dare la colpa anche a quell’imbecille del capitano della nave (bella scuola di capitani che abbiamo) che, su semplice richiesta delle autorità indiane, ma non si capisce il perchè, è andato diritto diritto ad ormeggiare nel porto e cioè in acque territoriali indiane. un imbecille? molto imbecille. per il resto, fosse dipeso da me, avrei spedito una portaerei davanti al porto del kerala, rigorosamente al limite delle acque territoriali ma abbastanza vicino da poter sparare, per chiedere, con cortese sollecitudine, il rilascio dei due militare. non vorrei essere frainteso e scambiato per un fiero patriota italiano; niente di tutto questo ma se due miei militari, che domani potrebbero essere della confederazione del nord, (non due mercenari) nell’esercizio della loro missione di protezione della mia nave (la nave in acque internazionali è territorio dello stato del quale batte bandiera) vengono fatti prigionieri, è un atto di guerra e come tale va trattato. in mona gli avvocati, e, come diceva Sir Winston Leonard Spencer Churchill, il diritto internazionale arriva là dove arriva la gittata dei miei cannoni… e lui non era uno sprovveduto.

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