Mercati

Importanti dismissioni in vista sul mercato del nichel

Anche il più grande gigante minerario sembra deciso ad abbandonare il settore del nichel, con importanti ripercussioni attese su tutto il mercato minerario e dei metalli.

Le voci, sempre più ricorrenti, di un disimpegno della BHP Billiton dalle sue attività nel settore del nichel, stanno creando grandi preoccupazioni a tutti gli operatori del settore. La potente multinazionale, abbandonerebbe il nichel, per ridurre i  costi e per concentrarsi soltanto sulle attività strategiche.

BHP Billiton è la più grande società mineraria del mondo, nata nel 2001 dalla fusione della società australiana Broken Hill Proprietary Company con la società inglese Billiton, ha i suoi principali interessi nel ferro, diamanti, petrolio e bauxite, ma ha attività importanti anche nell’oro, platino, argento, uranio e carbone La società è presente in 25 paesi e da lavoro a 36.000 persone in tutto il mondo.

Per gli investitori in nichel, la probabile uscita dal mercato del nichel del gigante minerario, è un segnale molto forte

Il mercato sta già speculando sulla possibilità che vengano cedute tutte le attività che riguardano il nichel in Australia, dove gli impianti di Nickel West e di Cerro Matoso sarebbero in vendita da inizio anno, come recentemente riportato dal The Australian Financial Review.

Per gli investitori in nichel, la probabile uscita dal mercato del nichel del gigante minerario, è un segnale molto forte. Come molti si aspettano, i prezzi del nichel potrebbero non recuperare terreno almeno per un anno ma questo potrebbe essere l’ultimo atto di un trend discendente del metallo che, dopo la dismissione e forse la chiusura di impianti cosí importanti, finirebbe di soffrire per l’eccesso produttivo degli ultimi anni.


Per BHP Billiton, vendere le sue operazioni attività nel settore del nichel potrebbe essere una buona mossa, che servirebbe a liberare una quantità significativa di capitale per garantirle una migliore sostenibilità a lungo termine del business e le consentirebbe di aumentare i rendimenti per i propri azionisti.

Per tutto il mercato, le dismissioni della grande multinazionale confermano una convinzione sempre più diffusa: la volatilità dei prezzi delle materie prime e l’incertezza sul loro rendimento nel medio-lungo termine sta cambiando radicalmente tutto il mercato e selezionare le società e le materie prime che possano essere redditizie nei prossimi anni, sarà sempre di più un’impresa maledettamente difficile.

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