Energia

Il dilemma di Putin: Occidente o Cina?

Sullo scacchiere medio orientale sono cominciati i grandi giochi per la spartizione della torta del petrolio tra società private. Arbitro della partita? Putin…

Il dilemma di Putin: Occidente o Cina?

È forse una coincidenza che Henry Kissinger, per decenni a capo della politica estera degli Stati Uniti e consigliere della famiglia Rockefeller, con forti legami personali con il presidente russo Putin, sia diventato consulente dell’amministrazione Trump?

Certamente, non sorprende che i consigli di Kissinger a Trump siano quelli di cercare di normalizzare le relazioni tra Russia e Stati Uniti, esattamente l’opposto delle politiche di Obama e di Clinton. Una strategia per avvicinare la Russia all’Occidente a discapito della Cina, vista come il principale ostacolo alla leadership globale dominante degli Stati Uniti.

Ma sarà Putin a dover decidere se accettare le richieste americane, rinunciando ai suoi alleati (Iran compreso) in cambio di migliori relazioni e la caduta delle sanzioni.

L’Occidente ha in mano mezzi potenti di persuasione, tra cui un maggiore accesso russo verso l’enorme mercato europeo dell’energia, del credito finanziario e della tecnologia. I tre gasdotti russi verso l’Europa sono attualmente bloccati dalle sanzioni imposte per l’Ucraina, una partita con miliardi di dollari sul tavolo.

Kissinger ha elaborato un piano per riconoscere ufficialmente la Crimea come parte della Russia

In questo contesto, secondo il tedesco Bild Zeitung, Kissinger ha elaborato un piano per riconoscere ufficialmente la Crimea come parte della Russia, sollevando le sanzioni economiche dell’amministrazione Obama.

Anche se sembra difficile credere che Putin si possa rivoltare contro i suoi amici cinesi, con i quali sono stati firmati accordi energetici multi-miliardari, è anche vero che gli investimenti in Cina si preannunciano assai rilevanti e con profitti soltanto nel lungo termine. Al contrario, riallacciare con l’Occidente significherebbe affari a breve termine, come quello degli oleodotti che diventerebbero operativi in un anno, con finanziamenti e profitti garantiti.

E qualche segnale che Putin si stia muovendo verso l’Occidente già ci sono. Secondo l’israeliana depka.com, è già stato raggiunto un accordo tra Stati Uniti, Russia e Turchia per sviluppare zone rifugio sicure in Siria, che chiaramente escludono l’Iran e gli Hezbollah. È la prima parte del piano occidentale di agganciare Putin?

Quel che sembra è che nell’area Medio Orientale del petrolio si stiano frantumando equilibri storici e l’Occidente, soprattutto gli Stati Uniti, vuole entrare nel nuovo gioco degli investimenti stranieri in Eurasia. Cosa impossibile da realizzare senza un coinvolgimento della Russia.

Un’altra coincidenza, la nomina di Tillerson (ex amministratore delegato e membro del Consiglio di Amministrazione di Exxon) al timone del Dipartimento di Stato americano, segnala che la Exxon, la più grande compagnia petrolifera del mondo e facente parte del vecchio nucleo del monopolio Standard Oil della famiglia Rockefeller, non rimarrà con le mani in mano nella nuova spartizione della torta petrolifera in Medio Oriente.

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