Economia

I 10 migliori paesi per investire nel 2016

L’Italia non è un paese per investitori. Almeno questo è quello che emerge dall’ultima graduatoria di Forbes che premia, ancora una volta, la Danimarca come il miglior paese del mondo per il business.

In molti paesi del mondo ci sono investitori, grossi e piccoli, che sono sempre alla ricerca di nuove opportunità per investire.

In questi casi, la scelta di dove allocare risorse finanziarie dipende in larga misura da considerazioni oggettive sullo stato di salute economico di un paese. Ecco perché le classifiche internazionali a riguardo, redatte dai più disparati enti di ricerca e testate giornalistiche, hanno un’importanza che va al di là della semplice curiosità statistica.

E in riferimento a queste statistiche è impossibile non notare che i paesi che monopolizzano i primi posti delle graduatorie sono, in linea di massima, sempre gli stessi anche se in posizioni diverse a seconda dei parametri presi in esame. Un copione che può sembrare monotono, così come quello dei paesi che non sono mai presenti, tra i quali, purtroppo, l’Italia.

Anche in questa classifica, redatta da Forbes e riferita al 2015, l’Italia è presente soltanto in trentacinquesima posizione, subito dopo la Corea del Sud e la Malesia, appena prima della Polonia. 

Secondo Forbes, i 10 migliori paesi per investire nel 2016 sono quelli che seguono.

  1. danimarcaDANIMARCA. Ancora una volta la Danimarca conquista la prima posizione in graduatoria. Ha un PIL di 341 miliardi di dollari e gode di una moderna economia di mercato. Dipende fortemente dal commercio estero ed è un esportatore netto di alimentari e di energia. Il PIL pro capite è di 44.600 dollari con un tasso di crescita del 1,1%. Il tasso di disoccupazione è del 4,9% e l’inflazione è pari allo 0,6%.
  2. nuova zelandaNUOVA ZELANDA. Con un PIL di 201 miliardi di dollari, questo paese ha trasformato, nel corso di 3 decenni,  la propria economia da agricola ad un’economia di libero mercato industrializzato. Il PIL pro capite è di 35.300 di dollari e il tasso di crescita è del 3,3%. Attualmente, il governo sta programmando di espandere le esportazioni, investire in innovazione e sviluppare i mercati dei capitali.
  3. norvegiaNORVEGIA. Il paese ha un’economia mista, costituita da un ampio settore pubblico e da un dinamico settore privato. Il PIL nazionale è di 500 miliardi di dollari, a cui contribuisce per il 30% il settore petrolifero. La Norvegia è anche il terzo più grande esportatore di gas naturale del mondo.
  4. irlandaIRLANDA. Ha un tasso di crescita del PIL del 5,2% e un PIL pro capite di 51.300 dollari. L’Irlanda ha adottato l’euro nel 2002.
  5. sveziaSVEZIA. Chi vive in Svezia gode di una invidiabile standard di vita. Il PIL è di 570 miliardi di dollari e il PIL pro capite è di 46.200 dollari. L’economia è fortemente orientata verso il commercio estero. Non ha ancora adottato l’euro.
  6. finlandiaFINLANDIA. Il PIL pro capite di questa economia è di 40.700 dollari e le esportazioni ne rappresentano oltre un terzo. Il tasso di disoccupazione è dell’8,7%.
  7. canadaCANADA. Con un PIL di 1.789 miliardi, il paese ha un sistema economico molto orientato al mercato. È il più grande fornitore estero di energia degli Stati Uniti.
  8. singaporeSINGAPORE. Ha un PIL di 308 miliardi di dollari e un inflazione dell’1%. Il paese è famoso per il suo ambiente privo di corruzione e per un tasso di disoccupazione del 2%. L’economia di Singapore dipende in larga misura dalle esportazioni.
  9. paesi bassiPAESI BASSI. Il tasso di crescita del PIL è dell’1% e il suo valore è di 866 miliardi di dollari. È un importante hub per i trasporti di tutta l’Unione Europea e ha un tasso di disoccupazione non molto alto: il 7,4%. È il secondo più grande esportatore di prodotti agricoli nel mondo.
  10. regno unitoREGNO UNITO. Con un PIL di 2.945 miliardi di dollari e un PIL pro capite di 39.800 dollari, il Regno Unito è la terza più grande economia in Europa. Il paese produce circa il 60% del proprio fabbisogno alimentare con meno del 2% della forza lavoro. Servizi come banche e assicurazioni sono i fattori chiave di una crescita del PIL del 3%.

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