Mercati

Grossi guai in arrivo secondo Goldman Sachs

Goldman Sachs prevede un crollo dei mercati azionari e delle quotazioni dell’oro. Di conseguenza, consiglia ai propri clienti di vendere. Eccessivo pessimismo o pragmatico realismo?

Se qualcuno ama le emozioni forti, potrebbe esser tentato di leggere le ultime raccomandazioni di Goldman Sachs per i propri clienti.

Raccomandazioni che, sinteticamente, descrivono mercati azionari sull’orlo del collasso, con l’oro che tornerà a breve a 1.100 dollari e, entro la fine dell’anno, a 1.000 dollari all’oncia (attualmente quota 1.222 dollari).

In effetti i mercati azionari hanno avuto il peggior inizio d’anno dal 1980. La volatilità di tutti i titoli azionari, ma anche delle materie prime, è stata altissima come pure la paura che ha aggredito gli investitori e i fondi sovrani, spingendoli a vendere azioni per fare cassa.

Al contrario, i prezzi dell’oro hanno invertito una discesa che durava da circa quattro anni e hanno iniziato a rinvigorire le speranza degli investitori in metalli preziosi.

La grande banca d’affari sta esagerando e il suo pessimismo non è giustificato?

Forse la grande banca d’affari sta esagerando e il suo pessimismo non è giustificato?

Vediamo quali sono alcune ragioni che potrebbero far pensare che Goldman Sachs si stia sbagliando.

L’economia americana ancora in crescita, anche se non così tanto come qualcuno sperava, è un segnale incoraggiante, tanto più che gli Stati Uniti sono ancora la più grande economia del mondo.

La Cina, nel frattempo, è comunque in crescita, non a tassi a doppia cifra ma un +5% è ancora un dato positivo, anche se l’economia sta attraversando una transizione da un’economia delle esportazioni ad una dei consumi.

In Europa i salari sono tornati a crescere con un’inflazione contenuta, il che significa che la popolazione ha generalmente più reddito disponibile. Grecia e Spagna mostrano segnali incoraggianti di risalita, mentre Regno Unito e Irlanda crescono decisamente.

Le grandi banche mondiali sono assai meno indebitate rispetto a quando scoppiò il caso di Lehman Brothers e ciò fa pensare che siano in grado di assorbire significative svalutazioni nel caso si avverassero i timori di un crack sui prestiti al settore energetico.

Infine, parlando di prezzi dell’energia, è difficile non considerare positivamente il più grande crollo dei valori del petrolio mai visto. Se nel lungo termine i nuovi equilibri di mercato potrebbero diventare un problema, nel breve termine prezzi del petrolio più bassi sono una boccata di ossigeno per i consumatori e per la loro capacità di spendere, stimolando così l’economia.


Viste così, le cose non sembrerebbero messe così male come teme Goldman Sachs.

Anche se non manca qualche maligno che crede che Goldman Sachs stia predicando un calo del metallo giallo per poterne comprare a piene mani, è certo che se le sue previsioni si avverassero bisognerebbe dare atto alla più grande banca d’affari del mondo di possedere una vera sfera di cristallo che legge nel futuro.

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